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26 Settembre 2026

I Vendrame, fuori dal centro e fuori categoria

C’è qualcosa di quasi inevitabile nel fatto che un progetto come quello dei Vendrame sia nato in Abruzzo. Non perché la provincia debba necessariamente produrre artisti “diversi”, ma perché stare lontani dai grandi centri musicali significa anche avere meno possibilità di aderire a un modello già pronto. Nel loro caso questa distanza sembra essersi trasformata... Read More

C’è qualcosa di quasi inevitabile nel fatto che un progetto come quello dei Vendrame sia nato in Abruzzo. Non perché la provincia debba necessariamente produrre artisti “diversi”, ma perché stare lontani dai grandi centri musicali significa anche avere meno possibilità di aderire a un modello già pronto. Nel loro caso questa distanza sembra essersi trasformata in una libertà: nessuno ha mai avuto particolare interesse a spiegare loro dove dovessero collocarsi, e loro non hanno mai fatto molto per trovarlo.

Il risultato è un percorso indipendente nel senso più concreto del termine. Non soltanto perché i Vendrame si muovono fuori dai circuiti più evidenti dell’industria, ma perché hanno costruito un linguaggio senza preoccuparsi troppo della sua spendibilità. Rock, punk, reggae, cantautorato, teatro, satira: gli elementi si accumulano senza diventare una formula.

È questa forse la cosa più interessante del loro percorso: essere difficili da collocare non sembra una strategia per distinguersi, ma la conseguenza naturale dell’aver fatto musica senza partire dalla domanda su dove sarebbe finita. In un sistema nel quale spesso è necessario essere immediatamente riconoscibili, avere un genere, un pubblico e una casella precisa, i Vendrame hanno costruito qualcosa che funziona proprio perché non entra comodamente in nessuna di queste categorie.

E l’indipendenza, in questo caso, non ha nemmeno quell’aura romantica che spesso le viene appiccicata addosso. Significa fatica, occasioni che arrivano più lentamente, necessità di costruirsi da soli spazi e pubblico. Ma significa anche poter continuare a fare una cosa strana senza doverla correggere per renderla più facilmente vendibile.

Forse è per questo che oggi ha senso riascoltare “Burro” e guardare a tutto quello che è venuto dopo. Non come alla storia di una band che dalla provincia è riuscita ad arrivare al centro, ma quasi al contrario: come quella di un gruppo che ha dimostrato di poter costruire un proprio centro anche restando fuori dal centro. E in un panorama musicale sempre più affollato di progetti perfettamente riconoscibili, la cosa più interessante che hanno fatto i Vendrame potrebbe essere proprio questa: non assomigliare davvero a nessuno.

SCOPRI IL DISCO: 
https://distrokid.com/hyperfollow/ivendrame/burro-i-grandi-successi-voli-rimasterizzato-meglio-2


CREDITS:

Wampia (Giampiero Volpone) che ha suonato le corde basse
Valentina Di Cesare per la voce della mamma nel brano “La cacca sociale”
(Francesco Giammarco – Master Blaster Studio) per la riprese audio del brano “Postalmarket”
Sara, Monica, Angela e Francesca per l’assolo di orgasmi nel brano “Postalmarket”
Enzo Romano, per il bonario uso del brano “Ramm ‘o can”
La Signora Pina Fantozzi per la chiusura del brano “La cacca sociale”
Il manager Tony DC Clemente (Paolo Di Clemente) per aver mantenuto e nutrito

Chitarre Elettriche: Rino Di Cesare (Matteo Casmiri)
Piano: Lino Pierdomenico
Batterie: Faz (Paolo Facondi)
Testi, Musiche e Arrangiamenti: Riccardo Di Virgilio Mambella e Dott. Palmito (Francesco Giammarino)
Fiati: Dott. Palmito (Francesco Giammarino)
Sintetizzatori: Dott. Palmito (Francesco Giammarino)

Per motivi sconosciuti, ringraziamo anche: Mauro del 76, Matilde Vaffanplutone, Cianiddi, le tette, il burro, Michael Twill, Properçio, i fratelli Ricci, il Signor Arthur Fonzarelli, Plutone, la glicemia, le pecore, Ettore Petrolini e i Take That

 

BIO:

Di origine plutoniana e sbarcati sul pianeta Terra nel lontano dicembre del 2014, alle ore 23:59, con l’ottimistica quanto ingenua ambizione di lasciare uno sfregio nella storia della musica, iMalcomplesso Vendrame sono riusciti finora soprattutto a lasciare un segno sui casellari giudiziari e sui fegati degli ascoltatori. L’origine aliena permette alla band di analizzare le dinamiche umane e terrene in maniera del tutto libera, senza giudizi etici o morali, come attraverso gli occhi di un bambino e, di conseguenza, di cogliere vizi, virtù, debolezze e malesseri della nostra società.

I Vendrame: il nome stesso della band è una sorta di tributo a Ezio Vendrame, calciatore degli anni Settanta, poeta del pallone e delle parole, icona del concetto di “genio e sregolatezza”. Utilizzando, appunto, il motore concettuale del grande Ezio, la band si diverte a giocare con la musica e con le parole per raccontare personaggi improbabili, situazioni borderline, storie spesso coperte da un velo di disagio e di malinconia, che parlano di talenti inespressi, di persone vittime del proprio ego o della società stessa, di comparse che, nelle loro miserie quotidiane, riescono ad assurgere al ruolo di concetto, di manifesto, forse persino di archetipo di un disagio quotidiano e perenne.

Il risultato di tutto questo? Testi ironici, pungenti e dissacranti, uniti a un’identità musicale impossibile da catalogare. Non chiedetevi se i Vendrame fanno rock, musica brasiliana, elettronica, folk, blues o cantautorato: la risposta è sì. Lo fanno, rigorosamente, mescolando tutto senza un apparente criterio logico. Un genere fluido che la band stessa, con encomiabile onestà intellettuale, ama definire “fusion a cazzo di cane”.

La vera potenza comunicativa della band emerge soprattutto nei concerti dal vivo: con il loro nuovissimo “Barz8 Show”, i Vendrame riescono a portare in scena un vero e proprio omaggio al teatro canzone, dove il pubblico non è solo un ascoltatore passivo, ma viene totalmente coinvolto in un’esperienza immersiva.

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