In “Diggin’ in the Hate”, Snok Brown costruisce un disco che segue un filo preciso: osservare da vicino ciò che solitamente si evita, mettere a fuoco le zone d’ombra e capire cosa contengono.
Il progetto, in uscita per We Bring Bass Records, si sviluppa attorno all’idea di scandagliare l’odio in tutte le sue forme, senza cercare soluzioni immediate, ma ascoltandone il peso.
La produzione di Aleaka accompagna questo percorso con un suono che non punta alla pulizia, bensì alla resa emotiva: beat ruvidi, ambienti scuri, momenti in cui la base sembra più un contesto che un semplice supporto. È una cornice che lascia spazio alla voce, mantenendo un’uniformità che rende il disco compatto anche nei passaggi più introspettivi.
La title track, “Diggin’ in the Hate”, introduce subito il tono: un’impostazione diretta, priva di sovrastrutture, che mette a fuoco il punto di partenza.
Con “Nessun dorma”, il racconto si sposta su un piano più interno, dove tensione e bisogno di centratura convivono.
“Strade sterrate”, con Brattini, offre uno sguardo più terreno, fatto di percorsi irregolari e scelte obbligate, mentre “Van Dijk”, insieme a Carma, lascia emergere un confronto tra visioni diverse ma complementari.
“Godot” introduce il tema dell’attesa: non come momento sospeso, ma come condizione che fa parte del ritorno a sé stessi.
La traccia più densa sotto il profilo narrativo è “Jack”, con Cico, dedicata a Giacomo “Jack” Gobbato, il giovane ucciso a Mestre mentre tentava di fermare una rapina. Snok Brown e Cico affrontano il tema senza enfasi, restituendo un ritratto rispettoso che dà forma a una memoria condivisa.
Il disco si chiude con “Vivere adesso”, traccia che riporta l’attenzione al presente senza scavalcare tutto ciò che lo precede: una sintesi sobria, che chiude il cerchio e colloca il lavoro dentro una prospettiva più ampia.
Registrato al Brown Bread Studio di Marghera e accompagnato dalla veste grafica curata da Stef (@espera.ste), l’album si presenta come un progetto che unisce contenuto, struttura e identità visiva in modo coerente.
“Diggin’ in the Hate” non è un disco costruito per impressionare, ma per restituire un punto di vista. Racconta un processo, più che un risultato, e lo fa con una chiarezza narrativa che valorizza sia la scrittura di Snok Brown sia il lavoro sonoro che lo sostiene.

BIO SNOK BROWN – Snok Brown è un rapper e MC veneziano, attivo anche come selecta nel panorama reggae, dub, d’n’b e jungle. Nato e cresciuto a Venezia, unisce l’anima viscerale dell’hip hop classico alle sonorità black e UK, che da sempre influenzano la sua scrittura e il suo approccio musicale. Attivo dai primi anni 2000, debutta con i TK Family e successivamente entra nel collettivo Musou Sound, realtà che lo vede protagonista sia come MC che come selecta. Dopo varie collaborazioni e progetti indipendenti, nel 2014 pubblica “Nobody Knows” per Unlimited Platform (Unlimited Struggle), un album di culto con la partecipazione di artisti come Stokka, Blo/B, Cali, Azot1 e Bras, e produzioni firmate da DJ Shocca, Aleaka, Max Fisher, Clefco e altri. Negli anni successivi continua a lavorare tra musica e sound system culture, mantenendo uno stile coerente e autentico. Nel 2024 torna con “Working Class”, prodotto da Flexional, e nel 2025 pubblica “Ombre EP”, interamente prodotto da Eros Urban, un progetto che segna la maturità artistica del rapper e il suo legame profondo con la sua città. Voce riconoscibile e penna diretta, Snok Brown rappresenta una Venezia viva e reale, fatta di suoni profondi, parole pensate e impegno sociale.






