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5 Novembre 2026

Deaf Kaki Chumpy, l’amore come gesto politico e pratica collettiva

Per i Deaf Kaki Chumpy, parlare d’amore significa andare ben oltre la dimensione sentimentale e privata. Con Agàpe, il collettivo milanese mette al centro un sentimento inteso come scelta quotidiana, responsabilità e cura reciproca, trasformandolo in una riflessione che investe tanto le relazioni personali quanto il modo di vivere la società. Un’idea che trova una... Read More

Per i Deaf Kaki Chumpy, parlare d’amore significa andare ben oltre la dimensione sentimentale e privata. Con Agàpe, il collettivo milanese mette al centro un sentimento inteso come scelta quotidiana, responsabilità e cura reciproca, trasformandolo in una riflessione che investe tanto le relazioni personali quanto il modo di vivere la società. Un’idea che trova una corrispondenza naturale nella storia di una formazione numerosa, nata e cresciuta attraverso la condivisione musicale e il confronto, anche grazie a luoghi della scena indipendente milanese come il LUME e la Corte dei Miracoli. In questa intervista parliamo con la band del valore della collettività, della musica come presa di posizione e della necessità di riscoprire l’amore come strumento di cambiamento.

1. Il titolo Agàpe richiama una forma d’amore che va oltre la dimensione romantica. Cosa significa per voi questa parola oggi e perché avete sentito il bisogno di dedicarle un disco?

Con la parola Agàpe si intende un amore incondizionato che agisce senza aspettarsi qualcosa in cambio; e soprattutto fa: non è solo un sentimento che si prova, ma anche un’azione che si mette in atto attraverso l’impegno e la cura costanti verso gli altri.

Viviamo in una società in cui c’è sempre meno tempo per l’amore e soprattutto viene inteso come un qualcosa che deve capitarci, che si trova; e invece è qualcosa che possiamo mettere in pratica sin da subito. È un gesto politico che può solo migliorare il mondo in cui viviamo.

2. Essere un collettivo così numeroso significa inevitabilmente imparare a convivere con differenze, compromessi e momenti di attrito. Quanto c’è di questo “esercizio d’amore” nel modo in cui lavorate insieme?

Ce n’è molto e si cerca sempre di migliorarlo. Si cerca di metterlo in pratica attraverso l’ascolto dell’altro in termini musicali ed extramusicali; attraverso l’accoglienza e la comprensione, senza che nessuno venga giudicato; attraverso il dialogo e il confronto tra di noi. Ovviamente è una pratica che dobbiamo sicuramente migliorare: non siamo perfetti (per fortuna!), ma l’ideale da tenere presente c’è e ci guida.

Viviamo in un periodo in cui l’individualismo sembra spesso prevalere sull’idea di comunità. Pensate che fare musica in diciotto persone sia anche un gesto politico, un modo per affermare che la collettività ha ancora un valore?

Sicuramente è un modo per affermare che la musica si fa prevalentemente insieme ad altre persone, con cui è importante condividere momenti di vita quotidiana che poi arricchiscono la musica che si fa assieme.

3. Nei vostri brani l’amore sembra assumere molte forme: amicizia, cura reciproca, appartenenza a una scena, responsabilità verso gli altri. Qual è la forma d’amore che sentite più urgente raccontare oggi e perché?

L’amore che può smuovere le coscienze e far avere a più persone possibili una sorta di epifania sulla sua potenza trasformatrice e creatrice di nuovi valori con cui costruire una società migliore, più giusta, più equa, dove ogni individuo abbia gli stessi diritti e possibilità di autodeterminarsi. Ribaltando un famoso detto: “La mia libertà inizia dove inizia quella di qualcun altro”.

4. I Deaf Kaki Chumpy sono cresciuti insieme alla scena indipendente milanese, tra luoghi come il LUME e la Corte dei Miracoli, dove la dimensione comunitaria è sempre stata centrale. Quanto quella rete di relazioni ha influenzato il vostro modo di intendere l’amore, dentro e fuori dalla musica?

Sicuramente sono realtà che ci hanno permesso di capire come il nostro modo di fare musica fosse anche una presa di posizione politica e hanno fatto sì, in maniera più o meno consapevole, che nella nostra musica stessa venissero trattate determinate tematiche.

Sono poi posti che portano avanti la pratica della libertà d’espressione attraverso le diverse forme d’arte che presentano durante le loro programmazioni e questo è veramente fondamentale, soprattutto per tenere viva una città come Milano che sta diventando sempre più una città fantasma…

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