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10 Aprile 2026

Due voci, una stanza: l’intimità condivisa raccontata dagli Eyes Be Quiet

Ci sono progetti che nascono per caso e poi, col tempo, trovano una direzione precisa, quasi inevitabile. Gli Eyes Be Quiet arrivano dalle colline bresciane e portano con sé un’intimità costruita negli anni, fatta di amicizia, ascolto reciproco e urgenza espressiva. Una stanza vuota è il punto in cui tutto questo prende forma: un disco... Read More

Ci sono progetti che nascono per caso e poi, col tempo, trovano una direzione precisa, quasi inevitabile. Gli Eyes Be Quiet arrivano dalle colline bresciane e portano con sé un’intimità costruita negli anni, fatta di amicizia, ascolto reciproco e urgenza espressiva. Una stanza vuota è il punto in cui tutto questo prende forma: un disco profondamente emotivo, sospeso tra fragilità e intensità, dove ogni suono sembra cercare un equilibrio delicato.

In questa intervista raccontano le origini del progetto, il loro rapporto umano e artistico, e il percorso che li ha portati a definire un linguaggio personale, senza mai perdere spontaneità.

1. Il progetto nasce tra le colline di Brescia ed è formato da voi due: come vi siete conosciuti e in che modo è nata l’idea di diventare gli Eyes Be Quiet?
Il nostro primo incontro è abbastanza simpatico, Silvia lavorava in una pizzeria d’asporto e Gabriele semplicemente comprava le pizze. Passano gli anni e ci siamo incontrati ad un contest musicale per band di studenti delle scuole superiori, da un’idea di Gabriele abbiamo iniziato a suonare cover per un po’ di anni, poi post covid e post triennale di Silvia in un’altra città, abbiamo sentito l’esigenza di scrivere e produrre pezzi nostri, da lì sono nati gli Eyes, Be Quiet.

2. Essendo un duo molto intimo e coeso, viene spontaneo chiedersi: siete anche una coppia nella vita reale o il vostro rapporto è esclusivamente artistico? E quanto questa dimensione personale influenza la musica?
È una domanda che ogni tanto ci viene fatta e ci fa sempre un po’ ridere, siamo solo dei grandi amici e la band funziona bene proprio per questo. Il nostro rapporto è nato proprio come compagni di band e mano mano, in ormai quasi 9 anni, siamo diventati diventati molto amici e abbiamo così la familiarità di dirci tutto con sincerità.

3. In “Una stanza vuota” costruite un universo fatto di solitudine, memoria e speranza, con un forte immaginario emotivo: quanto c’è di autobiografico in questo disco e quanto invece di costruzione narrativa?
L’album è autobiografico, tutti i sentimenti all’interno di questo universo sono stati provato intensamente, solo per un attimo o per un tempo che è parso immenso. Vengono da riflessioni o da una urgenza, come se si dovesse esorcizzare, cercare un’appiglio per capire e non sentirsi soli.

4. Il vostro suono mescola ambient, alternative e momenti più emotivi, con richiami evidenti a mondi come quelli dei Radiohead e di Bon Iver: sono influenze consapevoli o sono entrate nel vostro linguaggio in modo naturale?
Entrambe le cose. La ricerca del nostro sound è stata fatta in maniera molto spontanea e onesta, senza partire con dei riferimenti specifici. D’altra parte, come musicisti siamo pienamente consapevoli delle nostre influenze.

5. Dopo un primo percorso indipendente, siete arrivati a pubblicare con Bradipo Dischi: che tipo di rapporto avete con l’etichetta e quanto ha inciso sul vostro sviluppo artistico e sulla visione del progetto?
I ragazzi di Bradipo Dischi ci hanno dato un grande supporto nella gestione del progetto, e con loro si è creato un rapporto di forte fiducia. Dal punto di vista artistico, il lavoro è stato interamente nostro, anche perché al momento dell’inizio della collaborazione gran parte dei brani era già in lavorazione. Ci hanno però messo nelle condizioni di fare tutto al meglio: senza il loro supporto sarebbe stato molto più difficile gestire tutto ciò che va oltre la musica.

6. I vostri brani oscillano spesso tra sussurro e esplosione emotiva: come lavorate in studio per costruire questo equilibrio così delicato tra fragilità e intensità?
Tutto parte dal songwriting. Con la produzione poi cerchiamo di valorizzare al meglio le dinamiche e l’emotività dei brani, mettendo molta cura in ogni elemento dell’arrangiamento, per riuscire a tenerlo minimale ma pieno ed espressivo.

7. La vostra musica sembra pensata come un’esperienza immersiva più che come una semplice raccolta di canzoni: quando scrivete, pensate già a un percorso d’ascolto unitario o ogni brano nasce in modo indipendente?
In questo caso ogni brano è nato in una maniera indipendente da un bisogno emotivo da esprimere, ma ci piacerebbe poter i prossimi lavori lavorare in una maniera coesa fin dall’inizio, magari con un concept di partenza.

BIO:

Eyes Be Quiet è un invito, un progetto che nasce tra le colline di Brescia.

Composto da Silvia e Gabriele, unisce suoni ambient-alternative a dei racconti sussurrati e urlati. Con influenze che vanno dai Radiohead a Bon Iver, il gruppo si addentra in una realtà intimista urgente, nella costante ricerca dell’abbellimento della fatica. Dopo un primo EP distribuito da Dischi Sotterranei, pubblicano nel 2026 per Bradipo Dischi il loro primo album “Una stanza vuota”.

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