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20 Gennaio 2026

Intervista ad Angelica Del Nibbio: l’orizzonte intimo de Il profilo del mare

Con Il profilo del mare, Angelica Del Nibbio apre ufficialmente il suo percorso da cantautrice con un brano delicato e profondamente evocativo, nato quasi per istinto e costruito attorno a immagini naturali e sensazioni sospese. Un singolo che anticipa il suo primo EP e che racconta un bisogno di spazio, di lentezza e di ascolto.... Read More

Con Il profilo del mare, Angelica Del Nibbio apre ufficialmente il suo percorso da cantautrice con un brano delicato e profondamente evocativo, nato quasi per istinto e costruito attorno a immagini naturali e sensazioni sospese. Un singolo che anticipa il suo primo EP e che racconta un bisogno di spazio, di lentezza e di ascolto. In questa intervista Angelica ci guida dentro la genesi del brano, soffermandosi sul processo di scrittura, sul lavoro collettivo in studio e sui temi emotivi che attraverseranno il suo progetto futuro.

“Il profilo del mare” è un brano molto intimista e riflessivo: quali sensazioni, ricordi o immagini sono state centrali per te durante la scrittura del testo?
Ciao a tutti gli amici di Musicale!! Sinceramente è nato tutto in maniera molto spontanea, direi che è stata più la musica ad influenzarmi; siamo partiti da un loop e il loop mi ha portato lì, di conseguenza poi sono uscite tutte immagini coerenti con quella del profilo del mare.

Hai raccontato che il titolo provvisorio del brano era “Carbonara”: come si è arrivati alla scelta definitiva di “Il profilo del mare” e cosa rappresenta per te questa immagine oggi?
Sì, in studio i ragazzi salvano quasi tutto utilizzando nomi di pietanze. Ci abbiamo riflettuto un po’, mi avevano suggerito Salsedine e altre valide alternative, ma ho optato per la cosa che più mi piaceva, che alla fine è l’inizio del ritornello.

Il singolo nasce da un pomeriggio di scrittura a Firenze: che tipo di atmosfera emotiva stavi vivendo in quel momento e quanto quel contesto ha inciso sul risultato finale del brano?
Emotiva non ricordo, ma sicuramente c’erano 35–38 gradi abbondanti; il vecchio studio era piccolo e senza aria condizionata… probabilmente avevo un disperato bisogno di mare.

Nel processo di produzione hai collaborato con Bernardo Dori, Antonio Nesi e Andrea Cagnola: com’è stato il lavoro di squadra e in che modo i loro interventi hanno arricchito il suono del pezzo?
Per me loro sono il fulcro del nostro lavoro: la musica, per quanto mi riguarda, fa il 50% di un pezzo. Da quando lavoro con loro sono diventata molto puntigliosa; sento subito se ci sono strumenti che non mi piacciono, se i suoni elettronici sono validi o meno. Lavorare con loro mi ha veramente aiutata ad affinare l’orecchio, cosa che per un cantante non è banale, perché solitamente non facciamo tanto caso al “contorno”, che poi in realtà non è contorno ma struttura portante.

“Il profilo del mare” anticipa il tuo primo EP: possiamo leggerlo come una sorta di manifesto emotivo del progetto? Quali temi o fragilità ritroveremo nei prossimi brani?
Ma sì, perché no!!! I temi ricorrenti sono la natura e il legame con la Maremma, che è la terra di origine dei miei nonni materni.

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