Il 1° agosto 2025, esattamente un anno prima del centenario della SSC Napoli, Eric Mormile decide di dedicare una canzone alla squadra azzurra. L’idea nasce da una passione coltivata fin dall’infanzia, quando i primi scudetti appartenevano soprattutto ai racconti del padre. Le vittorie del 2023 e del 2025 gli hanno finalmente permesso di vivere in prima persona quella gioia collettiva, fatta di festeggiamenti nelle strade e abbracci fra persone che, fino a pochi istanti prima, non si erano mai incontrate. È proprio questa partecipazione spontanea a ispirare “Cient’Anne d’Ammore”, uno dei nove brani di “ÆSTHETICA pt. II”, il nuovo album del cantautore e polistrumentista napoletano.
La scelta musicale riserva una sorpresa: per celebrare la storia del Napoli, Mormile guarda all’arena rock dei Def Leppard, immaginando una composizione destinata a essere cantata da tante persone contemporaneamente. La melodia, inizialmente affidata a una sola voce, viene ripresa progressivamente da altre, fino a un crescendo corale pensato per ricreare l’entusiasmo degli spalti. L’idea di utilizzare un linguaggio musicale associato ai grandi concerti rock internazionali per raccontare una passione così radicata nella cultura partenopea è una delle particolarità del brano.
“Cient’Anne d’Ammore” rappresenta però soltanto una delle numerose sfaccettature di “ÆSTHETICA pt. II”, quarto lavoro discografico dell’artista, che completa un progetto iniziato nel 2025 e composto complessivamente da diciannove canzoni. Due album concepiti per raccontare le esperienze capaci di regalare piacere, soddisfazione e felicità nella vita quotidiana, utilizzando generi musicali e ambientazioni differenti.
Dopo aver affrontato temi come l’emarginazione, le difficoltà personali e la resilienza in “Quanta Luce” (2023) e “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte” (2024), Mormile ha scelto di dedicare due interi dischi a ciò che ama. Un cambiamento interessante anche dal punto di vista della scrittura: esperienze apparentemente semplici, come ascoltare musica, osservare un dipinto o trascorrere una serata con gli amici, diventano argomenti da sviluppare in composizioni originali.
Il primo capitolo di “ÆSTHETICA” era caratterizzato dallo Yacht Rock e dalla fusion californiana, con riferimenti agli Steely Dan, ai Toto, ai Doobie Brothers e a Michael McDonald. Le canzoni raccontavano il mare, il riposo, i viaggi e la tranquillità degli spazi domestici. Il secondo album sposta gran parte delle vicende nelle ore serali e notturne, accompagnandole con sonorità che richiamano il pop-rock internazionale degli anni Ottanta e dei primi Novanta.
Phil Collins, John Farnham, i Police, i Mr. Mister, i Level 42 e Michael Sembello sono alcuni dei riferimenti musicali dichiarati. Sintetizzatori vintage, drum machine, arpeggiatori, bassi sintetizzati e chitarre elettriche definiscono le scelte di produzione, con una particolare attenzione ai timbri e agli arrangiamenti di quel periodo.
L’incontro fra questi modelli musicali e la lingua napoletana rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’identità artistica di Mormile. La sua formazione, maturata anche nelle compagini corali del Teatro San Carlo e al Conservatorio San Pietro a Majella, convive con una conoscenza approfondita del rock internazionale e con un evidente interesse per le tecniche di produzione discografica.
Ad aprire la tracklist è “Gravità Zero”, uno dei primi singoli scelti per anticipare l’album. Il brano immagina una crociera nello spazio e utilizza un gioco linguistico che accosta la costellazione di Orione all’espressione napoletana ’o rione, il quartiere. Un accostamento curioso, che porta un elemento familiare della lingua partenopea all’interno di uno scenario fantascientifico. La leggerezza dell’idea è coerente con la natura del progetto, nel quale anche la fantasia e il divertimento occupano uno spazio preciso.
Con “Giro ’e Notte” l’ambientazione cambia radicalmente. La scena è quella di un’automobile che attraversa la città dopo il tramonto, accompagnata dalle luci delle strade, dall’aria che entra dai finestrini e dalla musica dell’autoradio. Mormile parte da un’abitudine personale, il piacere di guidare di notte, e la trasferisce in una composizione ispirata ai Mr. Mister e a Jan Hammer, autore delle celebri musiche della serie televisiva “Miami Vice”. È un riferimento particolarmente appropriato per un brano che trova proprio nelle atmosfere urbane notturne il suo principale elemento narrativo.
La convivialità è invece al centro di “Pe Sempe ’Mbriache”, terzo e ultimo singolo estratto dall’album. Il titolo, traducibile letteralmente con “Per sempre ubriachi”, nasce da un’espressione che il cantautore aveva iniziato a pronunciare scherzosamente durante le cene con amici e familiari. Con il tempo, quel brindisi è diventato una consuetudine condivisa, tanto che oggi sono spesso le persone a lui vicine a ripeterlo per prime.
L’ebbrezza evocata nella canzone assume un significato metaforico, legato alla felicità e al desiderio di prolungare i momenti piacevoli trascorsi insieme. Il riferimento iniziale a una situazione concreta rende riconoscibile l’origine del brano, mentre le influenze musicali guardano a John Farnham e Michael Sembello.
Anche il videoclip, diretto da Michele De Angelis per Midea Video e girato nel luglio 2026 fra strade e locali di Bagnoli, mantiene questo legame con la quotidianità dell’autore. Accanto a Mormile compaiono infatti Antonietta Di Marzo, Giuseppe Toscano e Nicoletta Boccardi, amici e familiari coinvolti proprio perché parte delle esperienze che hanno ispirato la canzone.
Fra gli episodi più singolari dell’album figura “Mille Culure d’ ’a Pazzia”, che prende spunto da un’abitudine decisamente contemporanea. Mormile racconta di soffermarsi spesso sui brevi video pubblicati sui social network, in particolare sulle immagini di appartamenti lussuosi ispirati agli anni Ottanta e realizzati con l’intelligenza artificiale. Ambientazioni immaginarie che diventano il punto di partenza per fantasticare su luoghi e situazioni, anche dopo aver smesso di guardare lo schermo.
Il brano offre un interessante collegamento fra le nuove tecnologie e l’immaginario musicale del passato. Il ritornello rielabora un passaggio di “Fantasy” degli Earth, Wind & Fire, mentre i riferimenti compositivi comprendono Joseph Williams e i Level 42. L’assolo conclusivo è concepito come omaggio ad Allan Holdsworth, chitarrista particolarmente apprezzato per il suo linguaggio armonico e strumentale.
L’intelligenza artificiale entra così nel disco come elemento che stimola la fantasia dell’autore, offrendo uno spunto insolito rispetto agli argomenti più frequentemente affrontati dalla canzone contemporanea.
Ancora differente è l’origine di “Int’ ’o Quadrato”, secondo singolo che ha anticipato la pubblicazione dell’album. La composizione è dedicata al piacere di ballare liberamente e contiene un riferimento storico alla cosiddetta Piaga del Ballo del 1518, il fenomeno di danza collettiva incontrollata verificatosi a Strasburgo. Un episodio tanto curioso quanto distante dall’immaginario abitualmente associato alla musica dance, che Mormile utilizza come richiamo all’irrefrenabile desiderio di movimento.
La presenza di un riferimento storico del Cinquecento all’interno di un brano legato al ballo è indicativa del modo in cui il cantautore sceglie i propri argomenti. Esperienze personali, curiosità culturali e suggestioni provenienti da ambiti differenti convivono nella stessa raccolta, offrendo alle canzoni punti di partenza piuttosto eterogenei.
“Nu Mare ’e Surrise” affronta invece un’esperienza condivisa da molti appassionati di musica: assistere a un concerto. Mormile frequenta regolarmente gli spettacoli dal vivo e osserva con attenzione anche gli aspetti tecnici delle esibizioni, dagli arrangiamenti alle scelte sceniche. In questa occasione ha deciso di raccontare ciò che accade dalla prospettiva dello spettatore.
L’ispirazione arriva anche da “Light of a Thousand Smiles” dei Survivor, che affronta il rapporto con il pubblico dal punto di vista del musicista. Mormile sceglie di soffermarsi sull’attesa prima dell’inizio dello spettacolo, sulle emozioni provate durante l’esecuzione e sulle sensazioni che rimangono dopo l’ultima canzone.
Il brano contiene inoltre un riferimento dichiarato a “In the Air Tonight” di Phil Collins nelle parole iniziali del testo napoletano, mentre l’assolo di chitarra rende omaggio a Steve Lukather, considerato dall’artista il proprio principale modello strumentale.
C’è un elemento particolarmente significativo nella scelta di raccontare il concerto dalla platea. Pur essendo abituato a vivere la musica anche come interprete, Mormile dedica una canzone al piacere di ascoltare il lavoro degli altri, riconoscendo nella condizione dello spettatore una parte importante della propria esperienza musicale.
La formazione artistica dell’autore trova spazio in “Poesia a Culure”, dedicata alla pittura e al piacere di osservare un’opera d’arte. La passione risale all’infanzia e alla figura del nonno omonimo, un tabaccaio in pensione che trascorreva molto tempo dipingendo. Da bambino Eric aveva iniziato a imitarlo, disegnando continuamente anche durante le lezioni scolastiche. Un’abitudine che spinse i genitori a iscriverlo al liceo artistico.
Quell’esperienza continua ad accompagnarlo. Mormile realizza personalmente parte dell’identità visiva dei propri progetti discografici e frequenta i musei con particolare interesse per le tecniche, i materiali e la storia delle opere.
Fra i pittori che hanno alimentato la sua formazione figurano Edward Hopper, Giorgio de Chirico, Keith Haring, Mario Schifano, Edvard Munch, Van Gogh, Picasso e Monet. Sul piano musicale, “Poesia a Culure” prende spunto dai Police e contiene un omaggio chitarristico a Michael Landau.
Anche in questo caso la scelta dell’argomento contribuisce ad ampliare il repertorio narrativo dell’album. La contemplazione di un dipinto viene considerata un’esperienza capace di procurare soddisfazione al pari di una serata fra amici o di un concerto.
Si arriva quindi a “Cient’Anne d’Ammore”, la canzone dedicata al Napoli, che assume un significato particolare all’interno di questa successione di esperienze. Il piacere raccontato diventa collettivo, legato a una città, alla sua storia calcistica e alla possibilità di condividere un momento di felicità con migliaia di altre persone.
L’idea di un coro da stadio ispirato alle grandi produzioni dei Def Leppard conferma inoltre l’interesse di Mormile per l’incontro fra repertori musicali differenti. In questo caso il richiamo all’arena rock è direttamente collegato alla volontà di coinvolgere un pubblico numeroso, riproducendo musicalmente la partecipazione che caratterizza le celebrazioni sportive.
A chiudere il disco è la title track strumentale, “ÆSTHETICA pt. II”, probabilmente l’episodio più particolare dal punto di vista del procedimento compositivo. L’idea nasce dall’ammirazione per Peter Gabriel e dall’inversione presente nei titoli dei suoi progetti “i/o” e “o\i”.
Mormile ha recuperato il tema musicale che concludeva “ÆSTHETICA pt. I”, riscrivendone le note in ordine inverso e sviluppando una nuova armonizzazione, con un arrangiamento ispirato alle colonne sonore di Jan Hammer per “Miami Vice”.
Il procedimento riguarda la scrittura delle note, anziché la semplice riproduzione all’indietro di una registrazione. In questo modo i due brani strumentali mantengono un’origine comune pur appartenendo a dischi stilisticamente differenti.
La relazione fra i due capitoli è presente anche nelle copertine. Nel primo compare il sole, nel secondo la luna; il ritratto dell’artista cambia posizione, mentre l’impostazione grafica conserva una continuità riconoscibile. Una corrispondenza che aiuta a comprendere come “ÆSTHETICA” sia stato concepito fin dall’inizio come un lavoro unitario, suddiviso in due pubblicazioni.
Merita attenzione anche la componente produttiva. Registrato prevalentemente nel 2025 e nella prima metà del 2026, con la coproduzione dell’ingegnere del suono Nino Pomidoro, il nuovo album documenta la passione di Mormile per le caratteristiche tecniche della musica degli anni Ottanta. Fra le apparecchiature utilizzate compare il Rockman progettato da Tom Scholz dei Boston, associato a numerose produzioni di quel decennio, compreso “Hysteria” dei Def Leppard.
La scrittura in lingua napoletana continua ad avvalersi della supervisione del Maestro Salvatore Palomba, storico autore di “Carmela”, interpretata da Sergio Bruni. Una collaborazione significativa per un musicista che ha scelto di collocare la propria lingua all’interno di arrangiamenti fortemente influenzati dal mercato musicale internazionale.
L’intero album è dedicato alla memoria di Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio del Centro Chitarre di via San Sebastiano, scomparso l’11 giugno 2026 all’età di 58 anni, mentre Mormile era impegnato nelle registrazioni. Buono si occupava abitualmente delle sue chitarre e lo aiutava a individuare le modifiche necessarie per ottenere i suoni desiderati. Negli anni era diventato anche un importante interlocutore musicale.
La dedica assume un valore particolare proprio considerando l’attenzione che il cantautore riserva alla componente strumentale dei propri lavori. Accanto al nome dell’autore e del coproduttore trova così posto quello di una figura professionale che ha contribuito concretamente alla sua attività musicale.
Con “ÆSTHETICA pt. II”, Eric Mormile completa il quarto album pubblicato nell’arco di quattro anni e conclude un progetto che ha impegnato due diverse stagioni della sua produzione discografica. Le diciannove composizioni di “ÆSTHETICA” condividono un argomento sufficientemente ampio da comprendere esperienze lontane fra loro, dal riposo domestico alla vita notturna, dall’arte figurativa alla passione calcistica.
La varietà dei riferimenti musicali e narrativi rappresenta il tratto più riconoscibile del progetto, ma pone anche una questione interessante per la critica: mantenere una propria identità in un repertorio che dichiara apertamente numerose influenze internazionali. La scelta del napoletano, la formazione accademica e la continuità fra i due album costituiscono gli elementi con cui Mormile affronta questa sfida.
La canzone per il centenario del Napoli ne offre un esempio particolarmente rappresentativo. Una ricorrenza cittadina diventa l’occasione per scrivere un brano modellato sulle grandi produzioni rock degli anni Ottanta, con l’intenzione di trasformare un’esperienza personale in un canto collettivo.
Fra il sole del primo capitolo e la luna del secondo, “ÆSTHETICA” si conclude con diciannove canzoni che raccontano ciò a cui Eric Mormile ha scelto di dedicare questi ultimi due anni: le passioni, le abitudini e i momenti che rendono piacevole la sua quotidianità.






