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18 Giugno 2026

Cecilia Barra si racconta: trovare la propria voce tra radici e orizzonti internazionali

Costruire una propria identità musicale significa spesso imparare a convivere con influenze diverse, lasciando che mondi apparentemente lontani trovino un punto d’incontro. Nel caso di Cecilia Barra, il cantautorato italiano dialoga con il neo-soul, l’R&B contemporaneo e una sensibilità maturata attraverso esperienze di studio e di vita in diversi paesi. like thin ice, il suo... Read More

Costruire una propria identità musicale significa spesso imparare a convivere con influenze diverse, lasciando che mondi apparentemente lontani trovino un punto d’incontro. Nel caso di Cecilia Barra, il cantautorato italiano dialoga con il neo-soul, l’R&B contemporaneo e una sensibilità maturata attraverso esperienze di studio e di vita in diversi paesi. like thin ice, il suo debutto da solista, nasce proprio da questa ricerca: un percorso che passa dalla formazione jazz, dall’esperienza con i Fool Arcana e dalla volontà di raccontare la fragilità della sua generazione con un linguaggio personale. In questa intervista Cecilia riflette sul rapporto tra scrittura e ricerca sonora, sull’importanza del viaggio come strumento di crescita e sulle sfide che accompagnano la scelta di mettersi completamente in gioco come artista solista.

Nel tuo immaginario convivono il cantautorato italiano e artisti internazionali come Hiatus Kaiyote, Jordan Rakei e RAYE. Quando hai capito che queste influenze apparentemente lontane potevano dialogare naturalmente nella tua musica?

Il momento chiave per me è stato quando mi sono trasferita a Valencia e ho iniziato a studiare alla Berklee. I miei compagni, tutti provenienti da diverse parti del mondo e tutti alla ricerca del proprio sound, erano fieri e orgogliosi della propria cultura e identità ed estremamente curiosi di quella degli altri. Mi hanno ispirata tantissimo a connettermi alla musica del mio paese e a trovare un modo mio personale di sentirmi rappresentata da essa. Siccome ho sempre provato una forte attrazione per i groove e le armonie neo-soul e dell’R&B contemporaneo e, allo stesso tempo, ho sempre amato i testi e la melodicità della musica cantautorale italiana, il passo di collegarli è stato una conseguenza naturale.

Arrivi dall’esperienza con la band jazz-fusion Fool Arcana. Cosa hai portato con te da quel percorso e cosa invece hai sentito il bisogno di lasciare andare per trovare la tua voce solista?

Fool Arcana è stata un’esperienza cruciale nella mia carriera: suonare con musicisti di un livello così alto è stato un privilegio enorme. Mi ha insegnato a sentirmi più sicura nel mio ruolo di front woman, mi ha permesso di sperimentare con la scrittura di melodie e testi, di fare esperienza in festival e club e di mettere la propria creatività al servizio degli altri. Allo stesso tempo, ho sentito la necessità di esprimermi senza la rete di salvataggio dell’opinione altrui. Essere artista solista è estremamente liberatorio, ma anche terrificante: sei l’unica responsabile di ogni nota, di ogni accordo e di ogni scelta. Era la sfida di cui avevo bisogno per continuare a crescere come musicista e come persona.

In like thin ice si percepisce una forte attenzione alle armonie vocali e alle sfumature timbriche. Quanto conta per te la ricerca sonora rispetto alla scrittura del testo?

Amo entrambe le cose, ma forse la ricerca sonora è quella che mi diverte e con la quale sperimento di più. Adoro prendere i brani che mi piacciono e analizzarli a fondo, cercando di capire quali elementi mi attraggano maggiormente per poi rielaborarli all’interno del mio linguaggio musicale. In like thin ice, per esempio, mi sono ispirata molto a Madison McFerrin e al suo modo di utilizzare la voce come strumento accompagnatore all’interno delle produzioni. Per quanto riguarda la scrittura del testo, invece, tendo a essere molto più istintiva: cerco di dipingere immagini con le parole, puntando sull’evocazione più che sulla spiegazione. Anche i libri che leggo influenzano molto il mio modo di scrivere e il passaggio continuo tra inglese e italiano mi aiuta a cercare sfumature diverse: dove manca la poesia in una lingua, provo a trovarla nell’altra.

Nei tuoi racconti torna spesso il tema del viaggio, non solo geografico ma anche personale. C’è una lezione che hai imparato lontano da casa e che oggi ritrovi nelle tue canzoni?

Di non smettere mai di mettersi in dubbio e di affrontare ogni momento, difficile o meno, con la mente e il cuore aperti. Per crescere è necessario ascoltare le critiche e sapersi mettere in discussione. Da qualsiasi situazione, e da qualsiasi persona, c’è sempre qualcosa da imparare e una lezione nascosta da qualche parte. Bisogna solo essere abbastanza curiosi e aperti per trovarla.

Questo singolo rappresenta il tuo debutto ufficiale da solista. Se tra qualche anno dovessi riguardare alla Cecilia che oggi pubblica like thin ice, cosa speri di poterle dire?

Che ne vale la pena. Che ogni pezzo del puzzle troverà davvero il suo posto e che le difficoltà esistono per essere affrontate e superate, aprendo la strada a qualcosa di nuovo e ancora più luminoso. Ogni tanto mi concedo questi pensieri un po’ romantici e sentimentali.

 

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