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26 Febbraio 2026

Gli Ehilà Collective si raccontano: tra energia live e freschezza in studio con il nuovo singolo “Buoni Amici”

Gli Ehilà Collective sono una band italiana nata a Pavia dall’incontro di musicisti formatisi durante gli anni di studio al conservatorio e sviluppatasi attraverso centinaia di jam session, che hanno contribuito a plasmare un sound ricco e dinamico. Il loro progetto musicale si distingue per un mix di sonorità che spaziano dal funk al groove,... Read More

Gli Ehilà Collective sono una band italiana nata a Pavia dall’incontro di musicisti formatisi durante gli anni di studio al conservatorio e sviluppatasi attraverso centinaia di jam session, che hanno contribuito a plasmare un sound ricco e dinamico. Il loro progetto musicale si distingue per un mix di sonorità che spaziano dal funk al groove, con influenze brasiliane, blues e rock, oltre a una sensibilità cantautorale contemporanea che rende le loro composizioni vivaci, originali e performative.

Nel 2025 gli Ehilà Collective hanno pubblicato l’EP Live in Studio, un lavoro di quattro tracce che cattura l’approccio performativo del gruppo e il loro modo di intendere la musica come esperienza collettiva e immediata. Il 20 febbraio 2026 è uscito il loro nuovo singolo Buoni Amici, un brano breve e diretto che esplora con freschezza e ironia le dinamiche di relazione, complicità e affetto tra persone.

1. Il vostro nuovo singolo “Buoni Amici” affronta dinamiche di relazione e complicità: quanto di ciò che raccontate nasce dall’energia che vivete sul palco durante i live?

Sicuramente nel lavoro in studio riportiamo la nostra esperienza live che è il mondo a cui ci sentiamo di appartenere, essendo tutti musicisti professionisti. Però lo studio è un ambiente totalmente diverso, in cui abbiamo potuto sviluppare e lavorare con altre capacità.

2. In progetti come il vostro, dove il live è centrale, come cambia il modo di pensare una canzone in studio rispetto a come la fate vivere davanti al pubblico?

In studio hai tempo di concentrarti maggiormente sui dettagli, di riascoltare il brano, di aggiungere più strati, e vedere la totalità dell’opera. Nel live ciò che conta, nonostante il lungo lavoro in sala prove fatto costantemente, rimane sempre l’estemporaneità della performance e l’unicità del momento che si crea grazie allo scambio con il pubblico. “Buoni Amici” lo abbiamo prodotto da soli nel nostro home studio, e quindi questo aspetto di avere un feedback immediato non era presente. Abbiamo poi avuto l’opportunità di lavorare in fase di mastering insieme a un grande produttore, Filippo Cimatti, che ha saputo valorizzare il brano. Con il prossimo singolo “Calling Home”, in uscita il 6 marzo, abbiamo potuto lavorare insieme al producer e cantante Alessandro Biavaschi (Biava) che ci ha saputo dare una direzione precisa sin da subito.

3. Molti gruppi nascono nelle jam session (come è successo a voi al conservatorio) e portano questa spontaneità anche nei concerti: come mantenete quella freschezza nelle esibizioni live senza tradire la struttura del singolo?

I nostri brani, Buoni Amici compreso, nascono per essere suonati live; l’adattamento avviene nel sintetizzare un’idea più estesa in una forma da singolo.

4. “Buoni Amici” è un brano piuttosto breve e diretto: quando lo suonerete nei vostri spettacoli, avete già immaginato modi per farlo dialogare con il pubblico o inserirlo in un momento particolare dei vostri live?

“Buoni Amici” è un brano che ha già vissuto tanti live; infatti l’abbiamo portato in tour la scorsa estate. La forma che ha come versione studio è una forma che abbiamo riadattato appositamente per esistere anche nella dimensione della musica registrata.

5. Avete pubblicato recentemente l’EP Live in Studio, in cui si sente molto l’approccio performativo: quanto il confronto continuo con le persone presenti a un vostro concerto ha influenzato la scrittura di “Buoni Amici”?

In effetti per ora i nostri brani nascono per essere suonati dal vivo, e quindi scegliere di raccontare la storia di “Buoni Amici” in questa veste pop funk sicuramente quando la suoniamo arriva in maniera più diretta e ironica.

6. Il vostro bagaglio sonoro spazia da funk e groove a influenze brasiliane e blues: quali di queste anime secondo voi esplodono di più quando suonate live, e come si riflettono in “Buoni Amici”?

Sicuramente il nostro background da jazzisti ci permette di interagire liberamente durante i concerti tra di noi. Nella nostra scaletta attraversiamo una grande varietà di generi musicali che ci appartengono e cerchiamo di far risaltare durante tutto il concerto. In “Buoni Amici” sicuramente è il funk a far da padrone.

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