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19 Gennaio 2026

Hesanobody ci racconta il suo “The Neverending Third Act of a Dream”, o della libertà di perdersi

Nel progetto Hesanobody convivono da sempre controllo e abbandono, rigore formale e slanci emotivi, struttura e deviazione. È una musica che sembra nascere da un equilibrio instabile, più cercato che dichiarato, e che nel tempo ha attraversato suoni, immaginari e collaborazioni senza mai cristallizzarsi in una forma definitiva. In questa conversazione, Hesanobody riflette sul proprio... Read More

Nel progetto Hesanobody convivono da sempre controllo e abbandono, rigore formale e slanci emotivi, struttura e deviazione. È una musica che sembra nascere da un equilibrio instabile, più cercato che dichiarato, e che nel tempo ha attraversato suoni, immaginari e collaborazioni senza mai cristallizzarsi in una forma definitiva. In questa conversazione, Hesanobody riflette sul proprio processo creativo, sul rapporto con l’esposizione narrativa richiesta oggi agli artisti e su un’idea di progetto come spazio aperto, curioso, disposto anche a smarrirsi pur di restare autentico.

Nei tuoi dischi sembra esserci sempre una tensione tra controllo e abbandono, tra strutture molto pensate e momenti più emotivi. Quanto è razionale il tuo processo di scrittura e quanto, invece, lasci spazio all’istinto?
Probabilmente il mio processo è quasi interamente guidato dall’istinto. La razionalità entra in gioco solo nei momenti di vicolo cieco e nella fase finale, come una sorta di verifica. Serve a capire se tutto fa ancora parte del disegno originale che avevo in mente, o se almeno riesce a rispettarlo e ad ampliarlo.

Il tuo progetto ha attraversato fasi molto diverse, anche a livello di suono e immaginario. Guardandoti indietro, senti di aver seguito una linea coerente o pensi che Hesanobody sia soprattutto un luogo di sperimentazione continua?
Penso che una cosa non escluda l’altra. Per quanto non consideri la coerenza un valore in sé, guardando a ritroso nella mia produzione credo si possa riconoscere un filo conduttore, sia tematico che musicale. Un’evoluzione che, per esistere, ha bisogno anche di sperimentazione e di movimento continuo.

Oggi la scena indipendente sembra chiedere agli artisti di essere costantemente presenti, non solo musicalmente ma anche narrativamente. Come vivi questa esposizione continua? Ti senti a tuo agio nel dover “raccontare” te stesso oltre alle canzoni?
È un po’ un tasto dolente. Credo che ognuno debba fare il proprio mestiere. Viviamo in un periodo in cui sembra che chiunque debba essere anche un influencer o un content creator, e trovo questa cosa svilente sia per chi lo fa davvero di professione, sia per chi fa tutt’altro e si ritrova quasi obbligato a farlo. Resto convinto che la musica, o l’arte in generale, debba bastare. Il racconto, o il non racconto, è già lì.

Nei tuoi testi ricorre spesso un senso di distanza, quasi di osservazione laterale delle cose. È una posizione che senti tua anche fuori dalla musica, o è un filtro che utilizzi solo nella scrittura?
Amo osservare molto, riflettere, intervenire solo quando sento, come si suol dire, di avere davvero qualcosa da dire. È un’attitudine che mi appartiene anche nella vita quotidiana, e sono contento se riesce a trasparire nella musica. Forse non la definirei un filtro, ma semplicemente un modo di stare nelle cose, che inevitabilmente attraversa anche Hesanobody.

Collaborare è stato un elemento centrale del tuo percorso. È più una necessità creativa, una forma di confronto, o anche un modo per non restare solo dentro la responsabilità di un progetto solista?
Escludo la questione delle responsabilità, che restano interamente mie. Credo si tratti prima di tutto di una necessità umana e sociale. Il desiderio di condivisione e confronto, di aprirsi a una pluralità di sguardi che possono solo arricchire il processo e il risultato. Fare musica con gli altri, poi, è semplicemente molto più divertente che farla da soli.

Se dovessi descrivere Hesanobody a qualcuno che non ti ha mai ascoltato, non attraverso un genere o delle reference, ma attraverso un’attitudine, quale sarebbe?
Direi la curiosità dettata dalla voglia di osservare, sperimentare, lasciarsi sorprendere, senza avere paura di cambiare direzione o di perdersi un po’ lungo il percorso. Hesanobody nasce da quella libertà e da quella cura che cercano sempre di far emergere qualcosa che possa risuonare, anche attraversando territori diversi o contrastanti.

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