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17 Aprile 2026

Il Contagio: leggerezza e tecnica si incontrano in “Un Metro e un Nigiri”

Il Contagio torna con “Un Metro e un Nigiri”, un singolo diretto, immediato e sorprendentemente leggero nel tono, pur restando profondamente legato alla sua identità artistica. Un titolo curioso, quasi ironico, che introduce un brano costruito su barre serrate, ritmo incalzante e una scrittura che non rinuncia mai al significato. In un momento in cui... Read More

Il Contagio torna con “Un Metro e un Nigiri”, un singolo diretto, immediato e sorprendentemente leggero nel tono, pur restando profondamente legato alla sua identità artistica. Un titolo curioso, quasi ironico, che introduce un brano costruito su barre serrate, ritmo incalzante e una scrittura che non rinuncia mai al significato.

In un momento in cui la musica rap si muove tra sperimentazione e ricerca di nuove sonorità, Il Contagio sceglie una strada essenziale, puntando su pochi elementi ma ben definiti: voce, flow e attitudine. Un equilibrio tra tecnica e ascolto che rende il pezzo accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta al suo mondo.

Ne abbiamo parlato con lui tra scrittura, ispirazione, live e progetti futuri, per capire cosa c’è davvero dietro questo nuovo capitolo.

  1. “Un Metro e un Nigiri” è un titolo curioso: da dove nasce e cosa rappresenta per te?

Titolo giocoso, che richiama un verso di questa canzone. “Un Metro e Un Nigiri” vuole evocare lo spirito ironico e scanzonato del brano, che è un esercizio di stile, né più né meno. Un tizio alto un metro e un nigiri è un tizio molto basso, non trovi? (ride)

 

  1. Il brano è molto diretto e immediato: era questo l’obiettivo fin dall’inizio?

Esatto. E, a quanto pare, l’obiettivo è stato raggiunto! Il pezzo, pur essendo decisamente corto, sta ricevendo un buon feedback, grazie! Si, il brano è scarno, minimale nel suo impianto, è tutta una faccenda di barre: il video di S Production e la copertina di Pier Laduck vanno entrambi nella direzione dell’impatto e dell’immediatezza.

 

  1. Come descriveresti il tuo stile a chi ti ascolta per la prima volta?

Il Contagio ha barre dense di di metrica, suono e significato. Mi piace molto usare la voce nelle sue potenzialità, fare gli incastri pur mantenendo il senso, cacciare versi serrati senz amai banalizzare il flusso. Certo, a volte do anche spazio alla melodia… ma in questa canzone, volontariamente, non ce n’è nemmeno una briciola.

 

  1. Quanto conta oggi riuscire a trovare un equilibrio tra tecnica e ascolto più “leggero”?

Conta, e credo abbia sempre contato. Conta parecchio. Rappare è un concetto, fare canzoni rap è un altro. Quando fai una canzone ti rivolgi a qualcun altro, all’ascoltatore, quindi è buona educazione rendersi ascoltabili, comprensibili, almeno per un certo tot. La tecnica deve “suonare” in una canzone, non essere fine a sé stessa. Se no cheppalle. Il rischio è fare come certi gruppi metal, che nel tempo si sono ingabbiati in una tecnica “vuota”. Il rischio opposto, invece, è quello di fare canzoni solo “leggere” ed acchiappanti, ma che di tecnico hanno ben poco, se non proprio nulla… e la musica di quel tipo, la musica facile, non è proprio cosa mia.

 

  1. La copertina è molto forte visivamente: quanto è importante per te l’immagine oltre alla musica?

Sono felice che la copertina vi piaccia: Pier Laduck è un amico ed è molto molto bravo! Sono felice che sia stato proprio lui a realizzare la cover di “Un Metro e Un Nigiri”. L’immagine… beh, non nascondo che mentre lavoro a una canzone mi può accadere di pensare a come mi piacerebbe avere la copertina, la grafica, o l’eventuale video… ma non è quello il punto. Io voglio fare musica e, ammetto, spesso dover badare anche alla parte visiva mi sta stretto. Per quanto riguarda i miei singoli per BM Records, quindi, ho deciso di avvalermi di illustratori e writers talentuosi, che stimo, che sappiano convogliare le mie idee visive in un prodotto finito, fruibile, stiloso. Morale: l’immagine è importante per il brano, ma preferisco che essa scaturisca da un lavoro congiunto con chi sa darle forma. Io, dopotutto, le immagini so realizzarle “solo” con le parole…

  1. Cosa ti ispira quando scrivi un pezzo?

Di tutto. Proprio di tutto! Questo, ad esempio, sono quasi sicuro di avere iniziato a scriverlo quando ero allo stadio a vedere il Lecco… Il singolo precedente, “Tagliaecucidisinapsi”, è nato da una discussione interessante… “Tutto è Fermo” l’ho scritto sul divano, con accanto la persona con cui stavo in quel momento, che dormiva… Mi ispira tutto ciò che l’Universo vuole che io affronti, nei miei testi c’è tutto quello che noto delle manifestazioni della realtà. Ed è bello, lo auguro a tutti.

 

  1. Che rapporto hai con il palco e con il pubblico dal vivo?

Amo suonare dal vivo, è una componente fondamentale del rap per quanto mi riguarda! Mi piace tanto la comunicazione che si viene a creare con la gente che assiste, lo scambio reciproco tra chi intrattiene e chi è intrattenuto. Il palco e il pubblico mi danno emozioni fortissime, sia quando ci sono migliaia di persone, sia quando ce ne sono molte di meno ma lo spirito è quello giusto. Proprio di recente sono stato a una jam a Morbegno, in provincia di Sondrio, insieme a mio fratello Nix: ci siamo goduti un calore umano e una voglia di divertirsi con la musica che scalda il cuore, che fa venir voglia di non smettere mai con questa pazza faccenda chiamata hip hop.

  1. Cosa dobbiamo aspettarci da te nei prossimi mesi?

Se non mi esaurisco prima, ho intenzione di continuare a sfornare singoli con BM Records. Ce ne sono giusto un paio che scalpitano per uscire, che presa bene. Poi voglio continuare a suonare, ho qualche data in giro per l’Italia, sia da solo che con i miei colleghi Nix, Menazone e Duvan De Assis. E poi sto scrivendo robe nuove, mie, radicate nel mio contesto di appartenenza. Se non mi esaurisco prima!

 

 

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