theme-sticky-logo-alt
15 Gennaio 2026

Il Teatro Euphoria si racconta: sei voci, una scena condivisa

Teatro Euphoria è un progetto che vive di dialogo costante: tra linguaggi, tra persone, tra mondi apparentemente distanti. Sei musicisti, sei sensibilità differenti che trovano un punto di incontro nella forma teatrale, intesa non come semplice messa in scena ma come struttura di pensiero, metodo di lavoro e spazio di confronto. In questa conversazione la... Read More

Teatro Euphoria è un progetto che vive di dialogo costante: tra linguaggi, tra persone, tra mondi apparentemente distanti. Sei musicisti, sei sensibilità differenti che trovano un punto di incontro nella forma teatrale, intesa non come semplice messa in scena ma come struttura di pensiero, metodo di lavoro e spazio di confronto. In questa conversazione la band racconta il proprio immaginario, il processo creativo collettivo, il valore del confronto e il modo in cui influenze musicali, letterarie e umane si intrecciano fino a diventare un suono riconoscibile e in continua trasformazione.

Teatro Euphoria sembra nascere dall’incontro di sensibilità diverse. Quali sono le vostre principali influenze musicali e come convivono all’interno del progetto senza annullarsi a vicenda?
Sono diverse le influenze che caratterizzano il Teatro Euphoria e, come si può intuire anche dal nostro nome, il teatro è una componente centrale. Un teatro che non fa riferimento all’opera o allo spettacolo in senso stretto, ma anche alla sua forma letteraria, come nel caso di Luigi Pirandello. L’unicità del progetto sta nell’unire elementi musicali che provengono da sei mondi differenti alla forma teatrale, creando un amalgama capace di caratterizzare sia i nostri spettacoli che l’esecuzione dei brani.
(Gabriele N.)

Vi capita di scambiarvi consigli o suggestioni anche al di fuori della sala prove, tra ascolti, libri o film che poi finiscono per entrare nei brani?
Questa domanda mi fa pensare a un aneddoto legato a un libro che il nostro fratello Federico ci ha sempre consigliato: Elogio dell’ignoranza e dell’errore di Gianrico Carofiglio. Era quasi un compito assegnato, doveva passare tra ognuno di noi per comprendere meglio l’etica dell’errore e imparare a riconoscere determinati sbagli. È stato un modo prezioso per conoscerci meglio e imparare a volerci bene per ciò che siamo.
Sì, siamo spesso aperti allo scambio di ascolti e consigli, e non è raro che tra di noi avvenga una vera e propria divulgazione musicale e culturale, non limitata alla musica.
(Gabriele N.)

Quando nasce un brano dei Teatro Euphoria, da dove si parte di solito: da un’idea musicale, da un testo, da un’immagine condivisa o da un’improvvisazione?
Solitamente si parte da un concetto: abbiamo sempre bisogno di veicolare un messaggio. Soprattutto quando si scrive un album e si deve costruire una storia, teorizziamo una sequenza narrativa che abbia al centro un tema e che sviluppi un pensiero che mi piace definire politico.
Il messaggio è sempre rivolto al pubblico, ma spesso anche a noi stessi, per chiarire le nostre intenzioni e, perché no, le emozioni che attraversano un brano. È così che nasce la nostra musica.
(Gabriele N.)

Quanto conta il confronto interno nel definire la forma finale di un brano? Ci sono momenti di scontro creativo o prevale un’idea di fiducia reciproca?
Il confronto non emerge solo nella fase finale di un brano, ma è presente fin dall’inizio, nel nostro metodo di lavoro. Che si tratti di una cover rivisitata o di un inedito, tutto nasce dalla sensazione che vogliamo trasmettere. Se l’obiettivo è evocare un’immersione subacquea, dobbiamo trovare quel suono che permetta di esplorare la profondità.
Quando componiamo un inedito, il primo passo è spiegare a noi stessi cosa vogliamo dire: capire da dove viene il brano e quale atmosfera lo ha generato. A volte i pezzi nascono senza il nostro controllo ed è una sensazione bellissima. Altre volte è necessario scartare delle idee per il bene dell’opera.
Se nasce uno scontro, per noi è un segnale positivo: significa che stiamo chiarendo una visione comune. Il nostro filtro finale è semplice: “Il brano ci piace?”. Non pubblichiamo nulla per urgenza o fretta. Spesso è proprio in studio, durante la registrazione, che emergono intuizioni fuori schema e che un pezzo trova una forma completamente nuova.
Il brano ha molte vite, e l’ultima — quella della registrazione — è il confronto definitivo con tutto il lavoro fatto nel tempo.
(Eugenio S.)

Avete mai scoperto, lavorando insieme, di essere stati influenzati l’uno dall’altro più di quanto immaginavate all’inizio del progetto?
Far parte di un gruppo musicale è un po’ come avere una famiglia allargata. Le influenze sono inevitabili, soprattutto quando si passa così tanto tempo insieme parlando — e suonando — musica. Una delle cose più intime che un musicista possa fare è condividere le proprie canzoni preferite, gli artisti che lo rappresentano di più.
Col tempo succede qualcosa di curioso: inizi ad ascoltare musica che non avresti mai immaginato, a comporre in modi che non ti appartenevano, a chiederti cosa farebbe un altro strumento in una certa sezione. Le nostre canzoni finiscono per assomigliarci tutte, come figlie che ereditano tratti diversi da ciascuno di noi.
Credo che fare arte significhi anche questo: permettere ad altre menti creative di entrare nel tuo spazio e lasciarvi qualcosa.
(Michele “Giuggiolo” R.)

Se doveste spiegare il vostro suono a chi non vi ha mai ascoltati, quali mondi musicali citereste — e quali avete volutamente lasciato fuori?
Per descriverci partirei dal cantautorato italiano e dalla letteratura, che hanno avuto un impatto fortissimo sulla nostra produzione. Citeremmo artisti molto diversi tra loro, da Elio e le Storie Tese a Zucchero Fornaciari, passando per Nicola Piovani, Stromae, Renato Carosone, Tony Pitony e persino Rosa Chemical.
Non ci siamo mai privati di nessuna ispirazione: anche ciò che sembra fuori luogo può diventare fertile. In fondo siamo sei amici che si divertono, a volte riflettono, a volte cazzeggiano. I nostri gusti personali non coincidono sempre con ciò che portiamo sul palco, ed è proprio lì che nasce qualcosa di unico.
Se dovessi spiegare il nostro suono a chi non ci conosce, direi di aprire gli orizzonti e immaginare ciò che non avrebbe mai immaginato.
(Emanuele L.)

15 49.0138 8.38624 arrow 1 arrow 0 4000 1 0 horizontal https://www.musicale.eu 300 1