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In caso di Incendio
12 Dicembre 2025

In caso di Incendio: il viaggio interiore di SistahEve tra fragilità e rinascita. Intervista

In caso di Incendio è un album che nasce in modo quasi organico, come quei progetti che non vengono pianificati a tavolino ma prendono forma passo dopo passo, mentre la vita scorre e si sedimenta. Per SistahEve, questo disco è stato innanzitutto un percorso personale: non una ricerca di stile, ma un tentativo di mettere... Read More

In caso di Incendio è un album che nasce in modo quasi organico, come quei progetti che non vengono pianificati a tavolino ma prendono forma passo dopo passo, mentre la vita scorre e si sedimenta. Per SistahEve, questo disco è stato innanzitutto un percorso personale: non una ricerca di stile, ma un tentativo di mettere ordine tra emozioni, paure, quotidianità, responsabilità e piccoli atti di coraggio che accompagnano chiunque provi a rimettere sé stesso al centro dopo anni di silenzi creativi.

Ciò che colpisce non è tanto il genere musicale, quanto la sincerità con cui racconta il dietro le quinte del progetto: la sorpresa di scoprire quanta complessità ci sia “dopo la scrittura”, l’intreccio di energie condivise con le persone che l’hanno sostenuta, l’artigianalità di un lavoro creato insieme ma nato da un’urgenza profondamente individuale. In caso di Incendio è, in questo senso, un disco che parla a chi si riconosce nelle fatiche quotidiane, nei momenti di smarrimento e nelle piccole rinascite che costellano la vita adulta.

Lontano da etichette di scena, quello di SistahEve è un racconto di umanità: un invito a cercare un appiglio quando tutto sembra complicato, a non sentirsi soli nella fragilità, a ricordare che — anche senza riflettori — esiste sempre un modo per attraversare il proprio incendio e uscirne cambiati, forse più forti, sicuramente più veri.

Come nasce il concept di In caso di Incendio e cosa ti ha spinta a trasformarlo in un album?

In realtà una volta realizzato che volevo fare un disco, sono partita dal primo testo, poi ho scritto il secondo, il terzo e via così. Il titolo “In caso di Incendio” è stato la conseguenza della visione di insieme di tutti i brani nel loro insieme alla fine. Mi sono resa conto che, senza volerlo, si trattasse di un vero e proprio viaggio legato da un filo conduttore: in ogni pezzo la sensazione di fondo è la necessità di trovare un appiglio o uno strumento che permetta di salvarsi in una determinata situazione.

Che tipo di ascoltatore immagini mentre scrivi?

Non ho mai pensato a un determinato tipo di ascoltatore. Mi sono sempre concentrata sul messaggio che volevo dare, cercando di essere chiara e incisiva, al fine di arrivare a chi magari ha vissuto o vive esperienze simili alle mie.

Nei miei testi parlo di quotidianità, di amori finiti, di voglia di affermazione e di bollette da pagare. Se dovessi pensare a un fruitore tipo, direi le persone che vivono nel mondo normale.

Qual è stato il momento più complesso della creazione del disco?

Probabilmente a livello mentale il momento più complesso è stato quando ho finito di scrivere tutti i testi. Non avendo moltissima esperienza pensavo che il peggio fosse passato. Grande errore.

Tutto quello che viene dopo e che ha a che fare con la creazione vera e proprio di un progetto, dalla fase di mixaggio, alla gestione dei tempi e degli obiettivi, richiede un investimento mentale e di energie davvero importante, non solo da parte mia ma anche di SonBudo che mi ha curato tutte le produzioni, Jk che si è occupato del mixaggio, e Jap che con il suo progetto The Funkomatic Lab sta organizzando tutta la parte comunicativa e pubblicitaria.

 

Come descriveresti la collaborazione con SonBudo a chi non la conosce?

Un vero e proprio matrimonio! Da parte di entrambi ci è voluto impegno, forza di volontà e tanta pazienza.

Sembra facile ma personalmente creare un progetto dal nulla insieme a un’altra persona non è affatto semplice. Perché ovviamente ognuno ha nella propria testa un’immagine e delle aspettative proprie rispetto a come vorrebbe il risultato, e a volte bisogna cercare un punto di incontro.

Però alla fine direi che è andata bene, perché il risultato mi soddisfa, sento che mi rappresenta ed è in linea con la mia realtà.

Il disco è pieno di ospiti: qual è il valore umano, oltre a quello artistico, che portano nel progetto?

L’aspetto umano è tutto.

Ogni persona all’interno di questo disco ha portato nella mia vita in modo più o meno consapevole un valore importante. Con tutti gli ospiti ho un legame di amicizia e rispetto, e abbiamo sicuramente tutti in comune  la passione per questa cultura meravigliosa.

Alcune collaborazioni sono frutto di conoscenze di anni, di esperienze condivise, di un passato insieme. Altre invece sono nate più di recente, ma sempre accomunate dalla stessa visione verso le cose della vita che contano davvero.

Cosa speri che resti al pubblico dopo aver ascoltato il progetto dall’inizio alla fine?

Spero che resti la sensazione che viviamo tutti la stessa vita. Tutti abbiamo problemi, momenti di sconforto, di difficoltà, ma c’è sempre un modo per “tirare la leva” e salvarsi.

Spesso ci ritroviamo completamente da soli in periodi in cui ci sarebbe bisogno di qualcuno che ci aiuti, almeno con una sorta di pacca sulla spalla emotiva. Beh, dopo un po’ che aspettavo ho capito che mi potevo benissimo salvare da sola.

Qual è il futuro che immagini per SistahEve dopo questo album?

La pensione! Scherzo.

Spero innanzitutto di raccogliere i frutti del lavoro che abbiamo fatto e della mía dedizione al progetto. Spero di continuare ad arrivare a sempre più persone e di divertirmi sempre a fare quello che faccio.

Per il resto, prenderò le cose come verranno. Freestyle.

 

 

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