Negli ultimi anni la musica sembra essersi divisa tra due velocità. Da una parte c’è quella imposta dagli algoritmi, che chiede agli artisti di pubblicare continuamente per restare visibili. Dall’altra esiste un percorso più silenzioso, fatto di tempo, crescita e ricerca, in cui un disco arriva soltanto quando rappresenta davvero chi lo ha scritto. È una scelta meno frequente, ma sempre più riconoscibile.
Con 33 (meglio tardi che mai) Kosta si inserisce proprio in questa seconda direzione. Il titolo dell’EP racconta già molto dell’approccio scelto dall’artista italo-greco: non l’urgenza di uscire a tutti i costi, ma la volontà di aspettare il momento in cui musica, scrittura e identità potessero finalmente incontrarsi.

Le sei tracce del progetto non cercano un’unica formula. Soul, funk, boom bap e sonorità contemporanee convivono in modo naturale, seguendo il filo di una scrittura che preferisce raccontare esperienze e riflessioni piuttosto che rincorrere le mode del momento. È un’impostazione che restituisce centralità alle canzoni, lasciando che siano le produzzioni di YOUART e le interpretazioni di Kosta a guidare l’ascolto, senza il bisogno di artifici.
Anche le collaborazioni con Wiser e Denny Loe, il contributo di DJ Fastcut e il lavoro di Reakt Studio per mix e mastering si inseriscono in un progetto che punta sulla qualità complessiva più che sull’effetto immediato. Ogni elemento sembra avere un ruolo preciso, contribuendo a costruire un’identità sonora coerente dall’inizio alla fine.
In un periodo in cui spesso la velocità sembra contare più della sostanza, lavori come 33 (meglio tardi che mai) ricordano che esiste ancora uno spazio per chi decide di pubblicare solo quando sente davvero di avere qualcosa da raccontare. E forse è proprio questa la caratteristica che rende il nuovo EP di Kosta interessante: non il tempo impiegato per arrivarci, ma il fatto che ogni brano dia la sensazione di essere nato nel momento giusto.







