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25 Marzo 2026

Le tracce che restano quando tutto se ne va: il nuovo disco degli Eyes Be Quiet

Ci sono dischi che cercano di riempire ogni spazio, e altri che invece trovano senso proprio nel vuoto. “Una stanza vuota” degli Eyes Be Quiet appartiene con decisione alla seconda categoria: un lavoro che non ha fretta, che respira lentamente e che costruisce la propria identità su ciò che resta, più che su ciò che... Read More

Ci sono dischi che cercano di riempire ogni spazio, e altri che invece trovano senso proprio nel vuoto. “Una stanza vuota” degli Eyes Be Quiet appartiene con decisione alla seconda categoria: un lavoro che non ha fretta, che respira lentamente e che costruisce la propria identità su ciò che resta, più che su ciò che accade.

Il duo muove il proprio linguaggio tra coordinate ben riconoscibili — alternative, ambient, dream-pop — ma riesce a evitare la trappola dell’estetica fine a sé stessa. Le influenze, da Radiohead a Bon Iver, non sono mai citazioni dirette, quanto piuttosto un terreno condiviso su cui costruire qualcosa di personale, intimo, fragile senza essere debole.

Il cuore del disco sta tutto nella sua immagine guida: quella stanza attraversata da presenze che non ci sono più, ma che continuano a lasciare tracce. È una scrittura che non racconta i fatti, ma le loro conseguenze emotive. I brani sembrano nascere dopo, sempre dopo: quando le cose sono già successe e resta solo il lavoro silenzioso della memoria.

A livello sonoro, “Una stanza vuota” si regge su un equilibrio sottile ma estremamente curato. Le dinamiche giocano un ruolo fondamentale: si passa da momenti sospesi, quasi sussurrati, a aperture più intense, senza mai cadere nell’eccesso. È una tensione trattenuta, che non esplode mai del tutto ma continua a vibrare sotto la superficie.

Interessante anche il lavoro sugli arrangiamenti, dove elementi acustici e interventi elettronici convivono senza attrito. Le texture ambientali e i dettagli più glitch non servono a stupire, ma a scavare, a creare profondità emotiva. Tutto è calibrato per lasciare spazio alla voce e alla scrittura, che restano il vero centro gravitazionale del progetto. Quello degli Eyes Be Quiet è un disco che chiede attenzione e restituisce molto a chi è disposto a concedergliela. Non è immediato, non è urlato, non cerca scorciatoie. Ma proprio per questo riesce a essere autentico: perché accetta il silenzio, lo abita e lo trasforma in linguaggio. “Una stanza vuota” è, allo stesso tempo, un punto di arrivo e un possibile inizio. Un lavoro che definisce chiaramente un’identità e lascia intuire quanto ancora ci sia da esplorare. E nel panorama italiano — spesso troppo incline a riempire ogni spazio — questa scelta di sottrazione suona, paradossalmente, come qualcosa di pieno.

SCOPRI L’ALBUM: https://orcd.co/unastanzavuota

BIO:

Eyes Be Quiet è un invito, un progetto che nasce tra le colline di Brescia.

Composto da Silvia e Gabriele, unisce suoni ambient-alternative a dei racconti sussurrati e urlati. Con influenze che vanno dai Radiohead a Bon Iver, il gruppo si addentra in una realtà intimista urgente, nella costante ricerca dell’abbellimento della fatica. Dopo un primo EP distribuito da Dischi Sotterranei, pubblicano nel 2026 per Bradipo Dischi il loro primo album “Una stanza vuota”.

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