Con Reality, i Not My Value chiudono il cerchio iniziato con Dream, dando vita a un progetto concettuale che esplora i confini tra illusione e coscienza, tra individuale e collettivo. L’EP non è solo una sequenza di brani, ma un viaggio emotivo e sensoriale: i temi della memoria, della follia, dei luoghi liminali e della fragilità collettiva si intrecciano in un’esperienza musicale che si apre anche al corpo e allo spazio, grazie a un live pensato come spettacolo multisensoriale. In questa intervista il collettivo ci racconta il processo creativo, le scelte concettuali e il delicato equilibrio tra sogno e realtà che permea ogni nota del loro ultimo lavoro.
1. “Reality” è stato concepito come la seconda parte di un unico progetto insieme a Dream. Come avete affrontato il passaggio concettuale e sonoro tra questi due capitoli?
“Reality” nasce come naturale conseguenza di Dream. Il passaggio tra i due non è uno stacco improvviso ma un risveglio graduale, quasi scomodo. Se nel primo EP il tempo è liquido e i ricordi galleggiano in una stanza piena d’acqua, nel secondo il tempo diventa più duro, più storico, più collettivo. Entrano la salute mentale, le fratture della coppia, le guerre e il senso di impotenza. Musicalmente, Dream ha una dimensione sospesa e riverberata, mentre Reality è più scuro, diretto e ruvido, come se fossimo costretti a respirare aria più densa.
2. Nel disco emergono immagini e temi legati alla follia, alla memoria e a luoghi sospesi come gli ex manicomi. Da dove nasce questa fascinazione e cosa rappresenta per voi all’interno di Reality?
Ci interessa tutto ciò che mette in crisi le categorie nette: follia e normalità, cura e controllo, memoria e rimozione. Gli ex manicomi sono luoghi liminali, sospesi nel tempo e saturi di storia; rappresentano ciò che la società tende a nascondere o marginalizzare. Dentro Reality, questi spazi diventano simbolici di una fragilità collettiva spesso ignorata.
3. Avete scelto una pubblicazione fisica estremamente limitata, con una simbologia precisa legata al numero di copie. Che significato ha questo gesto nel racconto dell’album?
La scelta delle sole 30 copie è simbolica: in un’epoca di consumo rapido, volevamo restituire all’ascolto un’idea di profondità e scoperta. Il numero di serie nascosto nell’ultimo strato del disco riflette l’idea che l’esperienza non sia immediata: come il disco stesso, anche l’oggetto fisico si svela solo attraversandolo.
4. Il live legato a Reality è pensato come uno spettacolo multisensoriale. In che modo la dimensione performativa completa il senso del disco?
Il live è l’espressione più completa del progetto. Musica, visual e narrazione si fondono per creare un percorso in tre atti (Sogno, Limbo e Realtà). NMV84 guida il pubblico, e progressivamente le immagini e i suoni si disallineano, rappresentando la frattura tra autenticità e logiche produttive. È sul palco che Reality prende forma pienamente, mostrando il conflitto tra arte e mercato.
5. Nel vostro percorso avete spesso giocato con la rilettura di linguaggi e forme del passato. Come si manifesta questa attitudine nella scrittura e nella produzione di Reality?
Tutto è una rielaborazione: stimoli, influenze e frammenti del passato vengono trasformati attraverso la nostra sensibilità. Nei testi e nella produzione, melodie e ricordi sono frammentati, distorti, a volte irreali, interrogandoci su cosa sia reale e cosa memoria o percezione. I brani affrontano la nostalgia di un modo di immaginare il futuro che sembra sfumato, più che il passato in sé.
6. Il titolo dell’album sembra muoversi sul confine tra sogno e realtà, mettendo in discussione l’idea stessa di futuro. Che rapporto avete oggi con questi concetti e quanto sono autobiografici i brani del disco?
I brani nascono da esperienze personali, ma diventano metafore universali in cui chiunque può riconoscersi. I sogni alimentano le riflessioni che portano alla musica, e il passaggio tra sogno e realtà è metafora del nostro percorso artistico: dall’astrazione idilliaca a un approccio più concreto e consapevole. Reality pone domande più che dare risposte, riflettendo sul presente e sulle possibilità future senza cadere nel pessimismo.






