Con Overtime, Spillo Carnera torna ufficialmente sulla scena con un progetto che mescola introspezione, identità territoriale e maturità artistica. Lontano dalle logiche del rap usa e getta, il rapper e producer palermitano costruisce un disco che attraversa esperienze personali, riflessioni sul tempo e influenze musicali che vanno dall’hip hop classico al reggae, mantenendo sempre un forte legame con la Sicilia e con la propria storia artistica.
Nel corso dell’intervista, Spillo racconta il significato dietro il titolo dell’album, il rapporto tra vita vissuta e scrittura, il valore delle collaborazioni nate da legami umani prima ancora che musicali e la difficoltà di continuare a fare musica da adulti in un panorama completamente diverso rispetto agli anni in cui tutto è iniziato. Un dialogo sincero che mette al centro non soltanto il ritorno discografico, ma anche la necessità di raccontarsi senza costruzioni artificiali.
Leggi l’intervista a Spillo!
Overtime è un album molto personale: da dove nasce l’esigenza di raccontarti oggi?
Overtime racconta un periodo di vita di un ragazzo come tanti che in uno spaccato del proprio percorso artistico ed umano, decide di tornare a fare musica in una nuova epoca che differisce da quella vissuta dallo “spillo ragazzino”. Penso che l’input principale sia nato come in passato dal bisogno di raccontarsi e perché no per lasciare un segno del proprio passaggio nonostante si sia “fuori tempo massimo” Overtime docet.
Quanto ha influito la tua esperienza di vita nella scrittura di questo disco?
Al 100% poiché l’unica politica del mio percorso artistico è quella di raccontare se stessi, la propria quotidianità oltre che il bakground artistico e geopolitico di provenienza. Ho sempre parlato di me stesso e delle mie dinamiche di vita, sono sempre stato convinto che il metodo migliore per arrivare al cuore e all’anima della gente sia attraverso il racconto di vita quotidiana nel quale tutti possono rispecchiarsi.
Il titolo richiama il concetto di tempo: cosa rappresenta per te in questo momento della tua carriera?
Il tempo è la costante più importante che abbiamo nella nostra vita, il titolo “Overtime” mi ricorda che nonostante io faccia ancora parte del rap game underground siciliano, il tempo passa inesorabile e che le occasioni sino ad ora non raccolte o raccolte in maniera parziale vanno sfruttate con meno impulsività e più strategia se voglio ottenere risultati che mi portino ad un posizionamento diverso da quello attuale, il tempo scorre, le energie cambiano e fare musica con le responsabilità quotidiane di un uomo adulto diventa molto più complesso.

Hai inserito diverse influenze musicali: come hai lavorato per trovare un equilibrio tra generi diversi?
È stato un processo naturale, quando ci si ritrova a lavorare con professionisti del settore, il mood in studio è sicuramente fatto di creatività e confronto, ne beneficia chi ha come intento di creare un prodotto maturo, ben fatto ed interessante sia per contenuto che sopratutto per sound e comparto tecnico. Il rap ed il reggae hanno svariate similitudini che portano ad un matrimonio di intenti semplice da amalgamare.
Com’è stato collaborare con gli artisti presenti nel disco?
Un vero piacere poiché gli artisti ed i producer coinvolti nel disco sono in primis amici e performer che stimo profondamente. I brani che vedono le collaborazioni di Lorrè from Shakalab, REE-KNOW e Phumone sono nati in primis da input umani e musicali nati per caso durante le giornate estive del 2025, personalmente coinvolgo nei miei progetti solo persone che stimo in primis umanamente e successivamente anche musicalmente.

C’è un brano a cui sei particolarmente legato? Perché?
Ci sono più brani ai quali sono molto legato, in primis “Senza gloria” singolo che uscì dal 2013 al 2016 per le compilation Hit Mania distribuite da Walkman/Universal grazie al contributo di Tommaso Piotta che selezionò il mio brano per inserirlo all’interno delle tracklist di tali progetti. Successivamente direi che i brani ai quali sono più legato sono “Fuoco negli occhi feat. Lorrè” e “Radici e catene feat. REE-KNOW” poiché al centro dello storytelling c’è la nostra amata Sicilia con le sue dinamiche e controversie e l’inconfondibile sound reggae siciliano.
Che tipo di ascolto ti immagini per Overtime: intimo o più diretto?
Non riesco ad incasellare ciò che overtime sarà per la gente ne come verrà accolto, mi auguro che la sincerità dei contenuti riportati in questo progetto ci dia un feedback di ritorno degno del progetto stesso.






