In un panorama musicale sempre più fluido, dove i confini tra generi si mescolano e il rap dialoga continuamente con pop e nuove tendenze, le Valkiriaz scelgono una strada diversa. Argento non è un’operazione nostalgica, ma un progetto che riafferma con naturalezza un’identità precisa, costruita nel tempo e radicata in un percorso umano prima ancora che artistico.
Lilith e Lore tornano insieme dopo anni, portando con sé esperienze, cambiamenti e una consapevolezza nuova. Il disco diventa così uno spazio in cui convivono memoria e presente, energia e introspezione, con uno sguardo che non rincorre le mode ma resta fedele a una visione personale della musica.
In questa intervista, le Valkiriaz raccontano il processo creativo dietro Argento, il significato dell’autenticità oggi e il modo in cui le collaborazioni e le sonorità hanno contribuito a dare forma a un progetto che si muove tra tradizione e contemporaneità.
In un momento in cui il rap italiano è molto contaminato dal pop e dalla trap, Argento mantiene una forte impronta hip hop. È stata una scelta precisa?
Lore: io e Lilith siamo legate al mondo dell’hip-hop fin da quando eravamo ragazzine ed è stata anche questa passione che ha contribuito alla crescita della nostra amicizia. Essendo Argento una parte di noi e del nostro percorso è stato naturale che fosse così.
Lilith: Condivido, l’hip hop è parte integrante delle nostre vite da sempre ed è qualcosa che va oltre la musica ma un attitude che si rispecchia in molteplici aspetti della nostra vita.
Come nasce un vostro pezzo: prima il beat o prima il concept?
Questo album è stato costruito scegliendo prima una rosa di beat. I beat che abbiamo scelto hanno risvegliato un’emozione e su quella si è poi delineato il concept a volte confrontandoci, a volte una di noi due ha cominciato a scrivere e l’altra ha seguito il flusso.

Le produzioni del disco alternano boom bap e groove funk. Che tipo di vibe cercavate quando avete iniziato a lavorare al progetto?
Lore: abbiamo scelto produzioni che hanno risvegliato subito un’emozione e su queste emozioni poi si sono costruiti i vari concept dei pezzi. Ogni traccia ha richiamato un vissuto, un desiderio ed ha incanalato la scrittura.
Lilith: Ogni progetto o disco personalmente ritengo sia la fotografia di un determinato momento o periodo, rispetto al mio lavoro precedente sicuramente questo disco ha dato un po’ più spazio al mio lato boom bap rispetto a quello più funk soul, la vibe sia costruita pezzo dopo pezzo in flusso di coscienza.
Nel rap la credibilità è tutto. Secondo voi oggi cosa significa davvero essere autentici?
È sempre più difficile riuscire ad essere sé stessi, esprimere un pensiero personale, si cerca tante volte di fare le cose che gli altri si aspettano da te. Si perde quello che è importante per noi per fare quello che va bene a chi ci sta attorno e si perde di identità. Essere autentici significa prima di tutto capire la nostra unicità e viverla.

Collaborare con altri artisti nel disco ha portato più confronto o più istinto?
Le collaborazioni sono nate per istinto e fiducia, ne è conseguito poi il confronto che è stato fondamentale per arricchire il progetto e per una crescita sia personale che artistica.
Se doveste scegliere un brano di Argento che rappresenta meglio la vostra identità rap, quale sarebbe?
Lore: Argento25 Al di là del concept, ritengo che abbia l’energia che mi piace avere quando sento un nuovo pezzo. Crea quel tipo di coinvolgimento che è classico delle serate in cui ci si trova ad ascoltare e fare musica.
Lilith: Sinceramente non saprei scegliere un brano, credo che per definire la nostra identità rap sia necessario ascoltare tutto il disco perché ogni brano ha sfaccettature diverse. Rap come critica e visione esterna, rap come introspezione, rap come divertimento, rap come cura nei momenti più difficili.





