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3 Giugno 2026

La ricerca di un equilibrio attraverso la musica: introness1 presenta inquietovivere

Esistono progetti che nascono in studio e altri che prendono forma molto prima, attraversando esperienze, cambiamenti e momenti di crescita personale. inquietovivere appartiene alla seconda categoria. Il nuovo lavoro di introness1 si sviluppa come un percorso artistico e umano in cui riflessione, consapevolezza e trasformazione diventano parte integrante della scrittura e della ricerca sonora. Attraverso... Read More

Esistono progetti che nascono in studio e altri che prendono forma molto prima, attraversando esperienze, cambiamenti e momenti di crescita personale. inquietovivere appartiene alla seconda categoria.

Il nuovo lavoro di introness1 si sviluppa come un percorso artistico e umano in cui riflessione, consapevolezza e trasformazione diventano parte integrante della scrittura e della ricerca sonora.

Attraverso atmosfere evocative e una forte componente autobiografica, l’artista costruisce un racconto che invita l’ascoltatore a confrontarsi con il cambiamento, con le proprie contraddizioni e con la possibilità di trovare un nuovo equilibrio. Abbiamo parlato con lui della nascita del disco, del processo creativo e delle idee che ne hanno guidato la realizzazione.

Come nasce inquietovivere e quanto tempo hai impiegato per completarlo?

È stato intenso ed a volte sofferto vederlo nascere, quasi quanto la gioia nel vederlo realizzato. Pensieri caotici si sono organizzati in tracce ben distinte, in armonie ed equilibri di intenti. Infine, li ho realizzati. Caos Sensibile. Mutevole, sensato. Tutto è nato da ciò che sono e dall’idea che ho di me stesso, non potrebbe esserci stata scelta migliore, anche perché è stata l’idea a scegliere me, io la vedo così. Per completarlo ci ho messo circa un anno, ma per idealizzarlo prima, almeno il triplo ma forse di più.

Che tipo di suono volevi ottenere con questo disco?

Volevo mi si cucisse addosso, sono fin troppo perfezionista ed in futuro vorrei infatti lavorare su ulteriori sperimentazioni uscendo dal genere, anche se già ora non mi sento di definirmi dentro solo ad uno, nonostante io scelga di rappare ed amo le barre, barre e barre, come si nota leggermente nella intro, IN1. Il suono che naturalemte n’è uscito risulta secco e ruvido, a tratti epico e malinconico, meditativo e impattante. Armonie sia forti che dolci si fondono a beat crudi, essenziali, ipnotici. Abbiamo ottenuto più di quanto pensavamo, e questo la dice lunga.

I singoli usciti prima dell’album che funzione hanno avuto nel progetto?

Sono le prime due tappe, i primi due stati emotivi. Vogliono essere l’uno lo specchio dell’altro, ma come sappiamo, la nostra immagine allo specchio è invertita. Sono uguali, ma anche le parti opposte della medaglia: coesistono nella forma, divergono nel contenuto. Credo che chi ha ascoltato se ne sia reso conto, e sono felice dei risultati che sto ottenendo. Fino a quando anche una sola persona mi scriverà o mi chiamerà con il nodo alla gola dopo aver sentito una mia traccia, sentirò di aver superato lo scopo. Se un mio brano diviene parte delle playlist più personali ed amate di diverse persone, le aiuta a capire qualcosa di più anche di loro stessi, allora ho centrato il bersaglio. Nulla più di questo é condivisione ed aiuto, ed ognuno lo fa come può o riesce. Il mio fine lo raggiungo creando, il resto é una soddisfazione enorme ma non primaria dal mio punto di vista, per me é sempre stata più un’esigenza che un mezzo.

Come descriveresti il tuo stile a chi ti ascolta per la prima volta?

Metrico, inesorabilmente introspettivo ed autentico, tridimensionale e ricercato. La mia compagna direbbe: una botta in fronte! Posso essere talmente semplice da risultare scontato, ma anche in quello trovi il significato criptato; posso usare una punchline per essere delicato o un barra più soft per dire qualcosa di tremendo. Easy.

Quanto è importante per te il rapporto con i producer?

Penso non si possa mai prenderlo come un semplice lavoro, anche quando magari lo è di fatto, di questo anche ho parlato con Promo ad esempio. Per questo il rapporto deve essere basato sulla fiducia, il rispetto, da zero pressioni e dal dialogo. Nasce per forza una amicizia ed anche l’affetto, chi condivide la musica ha un rapporto più profondo credo. Con Vestobeats siamo amici da una vita e ci siamo sempre capiti al volo, spesso la pensiamo uguale in partenza. Stiamo lavorando anche a molte altre cose.

La copertina è molto evocativa: come è stata scelta?

È arrivata, ho capito lo sarebbe stata nel momento dello scatto. Molto semplice. E sono grato a quel momento in una maniera viscerale, si é creata proprio l’immagine perfetta in natura. L’effetto visivo di ciò che ho provato, come ho spiegato anche in altre interviste.

Cosa ti ispira nella scrittura dei tuoi testi?

Ci sono diversi fattori che influenzano la mia scrittura ma l’ispirazione arriva senza preavviso. Su alcune barre ci lavoro per mesi, altre nascono così, non c’è una forma mentis definita né tanto meno uno schema, ci sono solo io che incanalo le emozioni nella metrica. Può ispirarmi un passante come un panorama, una storia o un dipinto, un libro o una filastrocca, un racconto familiare come una scritta sul muro.

Qual è il messaggio principale che vuoi lasciare con questo disco?

Di non resistere al cambiamento, di partire, di scegliere, di prendere una posizione ed agire. Essere grati di tutto, ai dubbi, al vivere nei forse. Portare a termine ciò che si ha iniziato e realizzare ogni idea, progetto o desiderio, e fluire, non lottare per ottenerlo. Arrivarci naturalmente certo non significa essere passivi, devi agire ripeto, ma ogni gesto di distruzione o costruzione a mio avviso deve avere un fine evolutivo, e non legato a scontro o rabbia.

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