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19 Giugno 2026

Prhome: “4K”, una riflessione sul valore delle cose che conta davvero

Dopo aver raccontato la libertà di scegliere il proprio percorso con Prometeo, Prhome torna con 4K, un brano che invita a fermarsi e guardare oltre l’accumulo di oggetti, aspettative e sovrastrutture che caratterizzano la vita contemporanea. Prodotto da Zesta e impreziosito dal sassofono di Andrea Poltronieri, tra i musicisti più apprezzati del panorama italiano, il... Read More

Dopo aver raccontato la libertà di scegliere il proprio percorso con Prometeo, Prhome torna con 4K, un brano che invita a fermarsi e guardare oltre l’accumulo di oggetti, aspettative e sovrastrutture che caratterizzano la vita contemporanea.

Prodotto da Zesta e impreziosito dal sassofono di Andrea Poltronieri, tra i musicisti più apprezzati del panorama italiano, il singolo affronta con sensibilità e profondità un tema universale: la differenza tra ciò che possediamo e ciò che siamo.

Abbiamo incontrato Prhome per parlare del significato di 4K, della collaborazione con Poltronieri e del percorso artistico che sta prendendo forma dopo Prometeo.

 

“4K” è un titolo che può trarre in inganno. Quando hai scelto questo nome, qual è stata la prima immagine o riflessione che volevi trasmettere a chi ascolta?

Proprio il fatto che possa trarre in inganno mi piaceva. Oggi siamo abituati ad associare il termine 4K alla definizione delle immagini, alla tecnologia, a qualcosa che serve per vedere meglio. Nel brano, invece, il concetto è quasi opposto: non parla di aggiungere, ma di togliere. Di liberarsi del superfluo. Mi piaceva l’idea di partire da una parola che richiama il mondo di oggi per arrivare a una domanda molto semplice: di quante cose abbiamo davvero bisogno per stare bene?

Nel brano parli di tutto ciò che accumuliamo inutilmente, dagli oggetti alle abitudini. C’è stato un momento preciso della tua vita che ti ha portato a sviluppare questa consapevolezza?

Non c’è stato un singolo episodio. È una consapevolezza che si è costruita nel tempo. Mi sono accorto che spesso passiamo la vita a misurare, confrontare e accumulare, ma molto più raramente ci fermiamo a capire cosa abbia davvero valore per noi. Questa riflessione è nata osservando me stesso, ma anche ascoltando tante persone intorno a me. Mi capita spesso di sentire discorsi sul mettere via, accumulare, costruire, conservare sempre qualcosa per il futuro. Ed è giusto avere dei progetti e guardare avanti, ma a volte mi chiedo: mettere via cosa? E soprattutto, a quale prezzo? Il rischio è di passare così tanto tempo a prepararsi a vivere da dimenticarsi di vivere il presente. “4K” nasce proprio da questa domanda. Non parla solo degli oggetti che possediamo, ma anche delle abitudini, dei pensieri e delle sovrastrutture che finiamo per accumulare senza rendercene conto.

Una delle frasi centrali del pezzo mette in relazione il valore del proprio nome con quello delle cose materiali. Quanto conta oggi, per un artista, proteggere la propria identità in un mondo sempre più orientato al consumo e all’apparenza?

Conta tantissimo. Oggi è facile confondere la visibilità con il valore. Un artista può avere migliaia di visualizzazioni e perdere comunque la propria identità. Per me il nome è una responsabilità. È quello che rimane quando passano le mode, le piattaforme e i numeri. Ho sempre pensato che la credibilità si costruisca nel tempo e che valga molto più di qualsiasi oggetto o risultato momentaneo. Se perdi quella, perdi tutto.

La presenza del sassofono di Andrea Poltronieri aggiunge una dimensione particolare al brano. Come è nata questa collaborazione e cosa ha portato al progetto dal punto di vista emotivo e musicale?

Andrea lo conoscevo di fama da tempo, come credo succeda a molti musicisti del nostro territorio. Il contatto più diretto è nato però grazie a sua figlia, che è stata una mia allieva in uno dei corsi che tengo presso un’accademia musicale. Quell’occasione mi ha permesso di conoscerlo meglio e di apprezzare non solo il musicista, ma anche la persona. Quando ho iniziato a lavorare su “4K” ho sentito subito che serviva qualcosa che andasse oltre il classico featuring. Il suo sassofono porta umanità, respiro ed emozione. In un brano che invita a rallentare e riflettere, il contributo di Andrea è stato fondamentale. Credo che la forza di questa collaborazione stia proprio nell’incontro tra due percorsi artistici diversi che si sono trovati a parlare la stessa lingua attraverso la musica.

Dopo “Prometeo”, che tipo di evoluzione rappresenta “4K” nel tuo percorso artistico e umano?

“Prometeo” era un brano che parlava molto di consapevolezza e della libertà di scegliere il proprio percorso. Il messaggio di fondo era che ognuno dovrebbe sentirsi libero di vivere la propria vita nel modo che ritiene più giusto, senza inseguire necessariamente modelli imposti dagli altri. “4K” nasce dalla stessa ricerca, ma la affronta da un’altra prospettiva. Se in “Prometeo” il focus era sulla libertà di essere se stessi, in “4K” la domanda diventa: di quante cose abbiamo davvero bisogno per esserlo? È un brano più introspettivo, che invita a fermarsi un attimo e a riflettere su ciò che conta davvero. In questo senso lo considero una naturale evoluzione del mio percorso artistico e personale.

Le tue canzoni sembrano partire spesso da riflessioni personali per arrivare a temi universali. Quando scrivi, pensi prima a raccontare te stesso o a dialogare con chi ascolta?

Parto sempre da qualcosa che conosco. Sarebbe difficile parlare in modo autentico di ciò che non ho vissuto o osservato. Però non scrivo mai un diario personale. Quando una riflessione entra in una canzone, il mio obiettivo è trasformarla in qualcosa in cui anche gli altri possano riconoscersi. Credo che la forza della musica stia proprio lì: partire da una storia individuale e farla diventare collettiva.

Se chi ascolta “4K” dovesse portarsi a casa una sola idea dopo l’ultimo ascolto, quale speri che sia?

Che il valore di una persona non si misura da quello che possiede. Viviamo in un’epoca che ci spinge continuamente ad accumulare, comprare e mostrare. Io spero che chi ascolta il brano si fermi un attimo a chiedersi cosa conta davvero nella propria vita. Se anche una sola persona, dopo aver ascoltato “4K”, decide di dare più valore al proprio tempo, ai propri affetti o alla propria identità, allora il messaggio è arrivato.

 

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