Nati in Ticino dall’incontro tra Maurizio Podda e Orio Oliveri, gli ALMA Acoustic hanno costruito il proprio percorso attorno a una scelta precisa: fare musica originale in italiano in un territorio dove il rock e la lingua inglese hanno a lungo occupato gran parte della scena. Una scelta che nel tempo è diventata quasi un manifesto, accompagnata da un pop-rock dalle radici cantautorali, dall’ironia e dalla volontà di osservare il presente senza prendersi troppo sul serio.
Dopo il primo album Tutti umani tutti uguali, la band è cresciuta attraverso concerti, contest e nuove esperienze, fino ad arrivare a BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI., il secondo disco pubblicato il 14 agosto 2026. Dieci brani che guardano a una società sempre più veloce, performativa e distratta, interrogandosi sul rapporto con il tempo, con gli altri e con noi stessi. Un disco che non vuole impartire lezioni, ma provare a interrompere, almeno per qualche minuto, quel flusso continuo che rischia di farci dimenticare persino di vivere.
E proprio il tempo sembra essere una delle parole chiave degli ALMA Acoustic: quello che manca, quello che rincorriamo, quello che dovremmo imparare a concederci. Ne abbiamo parlato con Maurizio Podda e Orio Oliveri, partendo dall’inizio quasi casuale della loro storia fino ad arrivare alla costruzione di un album che, dietro l’ironia e l’immediatezza del pop, prova a mettere in discussione alcune delle nostre abitudini quotidiane.
ALMA Acoustic nasce dall’incontro tra Maurizio Podda e Orio Oliveri. Com’è iniziato concretamente il progetto e che cosa cercavate nella musica che facevate insieme che non riuscivate più a trovare nei vostri percorsi precedenti?
La raccontiamo sempre questa storia divertente… Orio rispose a un annuncio in cui io (Maurizio) cercavo qualcuno per avviare un progetto acustico, ma in quel momento avevo già trovato una band e lo ignorai totalmente. Mesi dopo misi un nuovo annuncio per provare ad avviare un progetto parallelo acustico, lui mi scrisse, ci incontrammo a un distributore di benzina e iniziammo a vederci per suonare, poi gli proposi di entrare nella band in cui suonavo e da lì la band, che inizialmente si chiamava Wide Sound Band, diventò ALMA e tutto cambiò.
Solo mesi e mesi dopo, per caso nelle email trovai la prima che lui mi aveva scritto e che io avevo ignorato… e mi accorsi che era la stessa persona… alla fine era destino.
Venite dal Ticino, un contesto musicale che avete raccontato come piuttosto legato al rock e alla musica in inglese. Quanto ha influito questo ambiente sulla vostra identità e sulla scelta, forse anche controcorrente, di puntare sul cantautorato in italiano?
Ci ha influenzato in toto, è stata un’esigenza, non capivamo perché in una Svizzera in cui gli italofoni lamentano di essere una minoranza di serie B, quando ci fosse da fare musica, soprattutto in Ticino, l’unico cantone dove si parla italiano (a parte una zona dei Grigioni) si facesse poi solo musica in inglese… Noi vogliamo farci capire, con l’italiano, con il pop, linguaggio semplice e diretto, temi importanti e l’ironia che li accompagna, siamo il nostro contributo alla musica italiana in Svizzera.
Abbiamo notato che dopo di noi qualche altro cantautore sta iniziando a farsi avanti, siamo felici di essere stati i primi ad aprire la strada a questa corrente di coraggiosi che prova a proporsi con il pop in italiano nei locali di zona in cui, se non fai rock e blues, ti guardano con diffidenza. Non tutti, chiaro, per fortuna.
Dopo Tutti umani tutti uguali sono successe parecchie cose: concerti, contest, nuove esperienze e soprattutto un cambiamento importante nella formazione. Quanto di tutto questo è entrato nella scrittura e nel suono di BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI.?
Maurizio e Orio sono nella band dall’inizio, è una coppia che trova la sua forza nelle idee comuni e spesso nelle idee creative e un po’ fuori dal comune. La scrittura e l’arrangiamento di tutti i brani del primo album sono principalmente loro.
Con il nuovo album e i nuovi musicisti il livello degli arrangiamenti si è notevolmente alzato, c’è un lavoro immenso fatto tutti insieme dietro ogni brano, dalla ritmica alle armonie alle scelte dei suoni. Rispetto al primo album qui si è lavorato molto di più insieme.
Ascoltando il nuovo disco emerge una certa insofferenza verso la velocità, la performance e il bisogno continuo di mostrarsi. È una consapevolezza che avete maturato vivendo questo periodo oppure è stata la musica stessa a portarvi a ragionare su questi temi?
Nata dalla vita quotidiana, dall’esigenza fisiologica di voler ogni tanto rallentare, guardarsi attorno, ascoltare le persone e perché no, anche fare errori.
Oggi siamo così concentrati a performare che quando raggiungiamo un sudato traguardo manco ce ne rendiamo conto perché stiamo già rincorrendo il successivo… è qualcosa che viviamo quotidianamente e che quindi si riflette nella nostra scrittura in maniera naturale.
Se il primo album raccontava soprattutto chi erano gli ALMA Acoustic quando hanno iniziato, che cosa racconta invece questo secondo disco di chi siete diventati nel frattempo?
BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. non racconta chi sono gli ALMA, ma racconta la società in cui vivono, con le sue sfaccettature, i suoi lati nascosti, le sue incoerenze, le bruttezze ma anche il bello, quello che si può ancora valorizzare, basta concedergli e concedersi del TEMPO!
Il nostro album non vuole insegnare nulla a nessuno, nessuno di noi può dettare regole magiche da un pulpito, noi facciamo solo una cosa: cerchiamo, con il sorriso, di far aprire gli occhi alle persone, di far sì che accendano la loro lampadina, il loro pensiero critico, e facciano le loro scelte con consapevolezza, senza lasciarsi solo trascinare dal flusso, dal “fiume dell’oblio” appunto, come diciamo nel nostro brano.






